Vincere la sfida di domani

In un momento di grandi cambiamenti, la staticità del business as usual è il peggior nemico dello status quo.
Può sembrare un paradosso, ma la dura realtà è questa: chi rimane fermo, perde.
E nel panorama nostrano di imprenditori geniali, ma spesso parecchio conservatori, vigono prime fra tutte due regole non scritte che non aiutano, per usare un eufemismo, il grado di innovazione aziendale.
La prima: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.
Per quanto l’atavico detto sia pienamente condivisibile quando si conoscono i retroscena di talune casistiche di business alle nostre latitudini, è il momento di correre qualche rischio e di buttarlo alle ortiche. Ovviamente, questo non vuol dire abbandonare la tradizionale sana cautela con cui si approcciano gli interlocutori nuovi, specie in un mondo transazionale e a tratti anche smaccatamente speculativo, come può essere quello della moda. Vuol dire invece puntare con decisione su chi la fiducia ha dimostrato di meritarla. Basta con i sospetti morbosi o anche con i protagonismi eccessivi del ghe pensi mi. Bisogna dare il giusto spazio a nuove leve volenterose, energiche e competenti, per riguadagnare slancio e conquistare posizioni in un’economia in cui le graduatorie cambiano giorno per giorno. Vi sono folte schiere di bravissimi giovani italiani a Londra, Dublino, Berlino e Parigi che non vedono l’ora di tornare, oramai pienamente skillati, nel Belpaese. Diamo loro una chance, catapultandoci a nostra volta nel futuro.
La seconda massima da rivedere, a mio modesto parere, è la seguente: “Non mollare mai”.
Essere tosti e resilienti è certamente una grande virtù dei titolari delle nostre eccellenze, assediati come sono da fattori non sempre sinergici (e qui uso un altro eufemismo) come l’eccessivo labirinto normativo, l’invadente burocrazia statale, le gommose ragnatele corporative e gli eccessi di protagonismo sindacale, anche nelle cause più particolariste (spesso fini a se stesse). Ciononostante, nella vita il momento di passare la mano è sempre dietro l’angolo. Non ci si può trincerare dietro presunti pregi caratteriali inimitabili, ma occorre dare fiducia, per quanto ponderatamente, in modo sistematico. Solo così si risolve l’annoso problema del ricambio generazionale che, si sa, assilla da decenni le nostre piccole e medie aziende, autentica linfa del nostro territorio.
Diamo loro l’ossigeno che si meritano.
E sprigioniamone finalmente il pieno potenziale.

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