Il marchio della qualità

Quando alcuni grandi brand, a suon di campagne pubblicitarie, offline e online, sembrano aver acquisito il dono dell’ubiquità, è il posiziona- mento in sé a fare più che mai la differenza. Farsi vedere, a tutti i costi e da quanti più consumatori possibile, non è più sufficiente. Rischia, anzi, di diventare controproducente.
Intermediari volenterosi ce ne sono a iosa. Mercenari, in cerca di ingaggio ancora di più.
Tutto ciò, però, non giova affatto all’immagine. Avere a disposizione, con l’avvento dei nuovi media, molti più fronti di esposizione aumenta, invece, a dismisura l’importanza di saper scegliere il contesto in cui si vuole apparire.
Servono allora ambiti autorevoli, a tutti gli effetti qualificanti.
A questo riguardo è interessante osservare come il mondo di vero rilievo si stia assolutamente assottigliando. Con la crisi del retail multibrand fisico, da un lato, e del settore editoriale cartaceo, dall’altro, sono in procinto di sopravvivere solo le vere punte di diamante distributive e giornalistiche.
Questo comporta, sì, minori barriere di entrata sul canale digitale - se si sa come usarlo, beninteso (vedi la nostra inchiesta sugli influencer maschili, un terreno a tutti gli effetti minato, a pagina 76). Ma significa, in egual misura, un accresciuto potere di sdoganamento da parte di quelli che sono, da sempre, i guardiani del sistema.
Coloro che hanno saputo mantenere una continuità nel fare il proprio mestiere, investendo in qualità e qualifiche delle risorse umane, traghettandole al contempo nella nuova era.
Sapersi posizionare comporta, dunque, conquistare la fiducia degli addetti ai lavori. Di quelli svelti e dinamici, certo, ma anche di quelli consolidati, ancorati saldamente al solco della propria professionalità.
È per tutti questi motivi che il Pitti, come fiera di vecchio stampo, ma sempre più attrezzata per le sfide di domani, ha per gli esponenti del settore della moda uomo, a livello mondiale, un valore inestimabile. Riunisce decine di migliaia di esperti e associa un
migliaio di brand di rilievo con una percezione immediata di quelli che sono i trend in arrivo.
Anche volendo, una selezione così meticolosa e così pervasiva la Rete da sola non potrà mai garantirla. Avrà sempre bisogno di questo genere di formato che è poi, come la stampa di riferimento del trade del resto (e ne andiamo fieri), pienamente complementare e posizionante nei confronti della pletora di informazioni e di immagini, che rischiano altrimenti di disperdersi nelle ampie praterie del Web.
È anche per questo che abbiamo scelto Riccardo Pozzoli, l’inventore di The Blonde Salad (vedi lo shooting a pagina 128), come personaggio di copertina di questo numero. Un giovane imprenditore italiano, a tutti gli effetti digitale, vestito di eccellenze del made in Italy. Ma anche una mente lucida, strategica, lontana anni luce da certe vacuità, oggi molto in voga, che potrebbero presto scomparire come evanescenti meteore.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 1/2018
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