Il mestiere di crescere

Gennaio, tempo di chiudere un cerchio e riaprirne un altro per tutti, compresi gli operatori della moda infantile, per i quali il 2017, a giudicare dalle stime di Confindustria Moda, è terminato all’insegna di un moderato aumento dei ricavi - +1,6%, oltre i 2,8 miliardi di euro -, di esportazioni oltre il miliardo (+3,1%), di un import che continua lentamente a declinare (per un valore di 1,7 miliardi, -0,5%) e di consumi interni che non riescono a scollarsi di dosso il segno meno, seppur minimo (-0,1%).
Un linguaggio asettico, quello delle cifre, che dà indicazioni di massima - non sembrano esserci drammi in corso, tutto è fondamentalmente “sotto controllo” - ma dal quale non traspaiono i grandi mutamenti, vere rivoluzioni in alcuni casi, che stanno rimodellando il comparto.
Tra cambi di proprietà, di strategie e di mentalità, le aziende ridefiniscono impostazioni e priorità, affrontando con le proprie forze di realtà spesso di piccolemedie dimensioni i cambiamenti epocali sotto gli occhi di tutti: globalizzazione, omnicanalità, riformulazione delle tempistiche di consegna, revisione profonda del prodotto, nuove forme di comunicazione e distribuzione.
C’è più che mai da rimboccarsi le maniche, per dare nuovi impulsi al mestiere di crescere che già da un pezzo ha portato le nostre imprese a esplorare il mondo, a ribaltare le proprie certezze.
Il bel vestire italiano è necessario ma non sufficiente per guardare avanti: il target di riferimento è complesso e composito, ma anche aperto e ricettivo verso chi lo sa convincere.
Tutti, dalle aziende ai dettaglianti, protagonisti anche stavolta del nostro sondaggio sulle vendite, devono scendere in prima linea. Non per mantenere le posizioni, ma per alzare il tiro e uscire vincenti dalla comfort zone.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 2/2018
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