La Moda non è Virtuale

Dinanzi alla mediatizzazione crescente di talune grandi sfilate, veicolate in tempo reale tramite una pletora di canali digitali nei più remoti angoli del globo, le fashion week sarebbero secondo alcuni addirittura in via di dissoluzione.
Ognuno per sé e tutti da soli, senza guardare in faccia a nessuno: questa la semplicistica chiave di lettura. Chi ci conosce non si stupirà di apprendere che reputiamo questo punto di vista un’emerita scioc- chezza, dovuta a un fondamentale equivoco su che cosa sia veramente la Moda e su come funzioni effettivamente il Digitale. Due abbagli non indifferenti, dunque.
Magari fosse così facile leggere i fenomeni!
La realtà, ahimé, è molto più complessa dei facili schematismi. Questi rischiano di tradire riflessioni di basso cabotaggio che portano poi, nella migliore delle ipotesi, a valutazioni di breve respiro; nella peggiore, a una faciloneria sprecona nei confronti dei mezzi altrui.
A nostro modesto parere assistiamo, invece, all’esatto contrario rispetto a quanto sopra descritto.
Proprio perché le Maison hanno, come non mai, la facoltà di votare con i piedi, non è affatto escluso che una fashion week si erga prepo- tentemente al di sopra di tutte le altre.
Il luogo che si dimostrerà più ricettivo verso gli investimenti, la tecnologia, le diversità e la cultura sovrasterà chi queste risorse non le saprà mettere in campo.
Il mondo digitale offre analogie illuminanti in merito: nonostante la potenziale atomizzazione dei media digitali, oltre l’80% degli spending pubblicitari mondiali è assorbito da Google e Facebook; nonostante la facilità disarmante con cui si può lanciare teoricamente un’operazione di e-commerce, l’Asso Pigliatutto in Occidente si chiama Amazon. Il trend è innegabile.
In un mondo in Ipercompetizione, il mantra corretto si chiama ‘The Winner Takes It All’: tutti i guadagni al vincitore.
A Milano sfila in questi giorni, con Gucci, il marchio che sta contendendo il primato assoluto in termini di redditività (e tra poco anche in termini di fatturato) a Louis Vuitton. Uno sviluppo clamoroso, un tempo impensabile, sintomo di un nuovo mondo che sta emergendo. Milano, con i suoi atout e la sua voglia di emergere, ne può essere il più propositivo interprete.
Lasciamo allora stare il facile disfattismo. Rimbocchiamoci le maniche. Le carte si stanno rimescolando. E il primato è a un passo da noi.

Marc Sondermann

Fashion Magazine 4/2018
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