L’importanza di fare quadrato

È inutile girarci intorno: all’indomani delle elezioni del 4 marzo l’Italia si accinge ad attraversare un momento politico a dir poco delicato, in un contesto internazionale irto di incognite. Mentre la formazione del nuovo governo si preannuncia più che complessa, all’orizzonte si stagliano minacciosi i dazi prospettati dal presidente americano Donald Trump.
Tutto questo avviene, fortunatamente, in un momento in cui il quadro macroeconomico presenta più toni chiari che scuri, anche nell’industria del fashion. Secondo le ultime proiezioni di Confindustria Moda-Liuc, i primi sei mesi del 2018 vedranno una crescita del tessile-abbigliamento del 2,6%: un’ulteriore accelerazione rispetto all’incremento di fatturato registrato dal settore nell’arco del 2017 (+2,4%). Se guardiamo all’export, tradizionale motore del comparto moda, il quadro migliora ulteriormente con un +3,1% previsto dagli analisti per il primo semestre dell’anno.
Diventa a questo punto cruciale attivarsi per proteggere la gracile pianticella della ripresa e di conseguenza le prospettive degli oltre 400mila addetti tuttora attivi nelle nostre filiere. I rischi ci sono e tutt’altro che remoti. Sia una crisi di fiducia sui mercati, innescata da un prolungato periodo di instabilità politica, sia una guerra commerciale con gli Stati Uniti potrebbero farci precipitare nuovamente in una spirale negativa, tra stangate fiscali e spinte recessive.
Urge dunque, da parte di tutti noi, sensibilizzare i nuovi governanti, di qualunque colore essi siano, sulla delicatezza del caso. Il settore non ha mai chiesto, né quantomeno ottenuto, particolari riguardi dalla politica. È anzi costituito da persone e da aziende che hanno fatto di necessità virtù e hanno resistito, a testa bassa, a mille avversità, esplorando al contempo i mercati mondiali, per dare uno sbocco concreto alle migliaia di eccellenze produttive dislocate sul nostro territorio.
Insieme alle altre realtà del made in Italy come il design, il beauty, l’hard luxury, il food e i rispettivi indotti l’industria creativa del Bello, Buono e Ben Fatto può arrivare a reclamare una fetta del Pil che rasenta il 20%. È venuto ora il momento di alzare la voce in modo forte e chiaro. La costituzione di Confindustria Moda è un’ottima iniziativa in questa direzione. La via delle riforme va continuata, con sempre maggiore determinazione e senza colpi di testa irresponsabili.
Al contempo l’Europa deve comprendere che dall’apertura dei mercati ai nostri prodotti dipende il benessere non solo della nostra economia ma, a maggior ragione, la stabilità monetaria del continente intero. I nostri interessi vanno dunque difesi a spada tratta, dall’intero blocco commerciale di cui facciamo parte.
Il momento è, nella sua complessità, epocale. Facciamoci sentire e continuiamo a fare bene i compiti, soprattutto sulla digitalizzazione che tante rotte commerciali ci può e deve ancora aprire e far consolidare. Affrontato così, l’attuale momento di incertezza, ma anche di avvenuto repulisti, può essere foriero di una vera opportunità di rilancio dell’intero Sistema Paese.

Marc Sondermann
 
Fashion Magazine 5/2018
stats