-23% le vendite retail di agosto

Hong Kong: analisti del lusso divisi sull’effetto proteste

In agosto le vendite al dettaglio a Hong Kong hanno segnato un calo del 23%, il più pesante mai registrato. 29,4 miliardi di dollari di Hong Kong (circa 3,75 miliardi di dollari statunitensi) è l’ammontare totale dei ricavi retail, riportato ieri dal Census and Statistics Department locale.

Per categorie come gioielli e orologi il crollo delle vendite è stato superiore al 47%, rispetto all’agosto 2018, mentre l’abbigliamento ha incassato un -33,4% e i cosmetici un -30%.

In luglio la diminuzione complessiva delle vendite retail era stata dell'11% rispetto allo stesso mese del 2018.

Come riporta l’agenzia Reuters, il flusso di turisti ha accusato una flessione del 39%, su cui pesa il -42,3% di quelli provenienti dalla Cina continentale.

Il susseguirsi delle proteste partite in giugno sta condizionando una delle maggiori destinazioni del lusso mondiale, meta preferita dello shopping di alta gamma dei cinesi continentali. Gli effetti, minimi nei bilanci del secondo trimestre dei big del settore, potrebbero manifestarsi in modo più evidente nel terzo quarter.

In base alle stime degli analisti di Bernstein, l’ex colonia britannica attrae tra il 5% e il 10% dello shopping di beni luxury, stimato intorno a 285 miliardi di dollari l’anno.

Rogerio Fujimori, analista di Rbc, prevede per la maggioranza dei marchi una contrazione dei fatturati tra il 30% e il 60% nel periodo giugno-settembre.

«Le vendite erano già in notevole calo e adesso le chiusure dei negozi renderanno le cose ancora più difficili. È molto più complicato attrarre clienti», ha riferito a Reuters un addetto alle vendite dello store Gucci presso il centro commerciale Pacific Place (nella foto).

Molti turisti cinesi big spender ora starebbero facendo acquisti in Giappone. Secondo alcuni analisti, a beneficiare dei mancati viaggi a Hong Kong sarebbero anche Corea del Sud, Singapore e Australia.

«Per alcuni gruppi che godono di una rete commerciale ben sviluppata in Asia le proteste ad Hong Kong non vogliono dire necessariamente che perderanno soldi», osserva Luca Solca, analista di Bernstein.

Intanto circola voce che tutti i principali marchi stianno cercando di rinegoziare gli affitti, per attenuare l’effetto delle proteste. Si dice pure che Prada stia pensando di chiudere il prossimo anno il suo punto vendita di 1.400 metri quadrati nel cuore commerciale di Hong Kong. Per gli analisti di Jefferies, il proprietario dell’edificio starebbe valutando di abbassare l’affitto del 44%.
e.f.
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