i consumi interni crescono del 13%

Calzaturiero italiano: +24% l’export fra gennaio e settembre

Il calzaturiero italiano continua a recuperare quote di mercato. Nelle stime del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici - riferite ai primi i nove mesi del 2022 e basate su un campione di aziende associate - il fatturato è aumentato del 13,9% e l’export ha messo a segno un +23,7%, trainato dalle griffe del lusso.

A sostenere le vendite all’estero soprattutto i mercati comunitari (con aumenti nell’ordine del +25% in valore in Francia e Germania), il Nord America (+62%) e il Medio Oriente (+58,5%). In Cina spicca la crescita dell’alto di gamma (+43% in valore). Le conseguenze della guerra in Russia e Ucraina penalizzano il settore con un -32% nei primi nove mesi (-40% dall’inizio del conflitto). Tra gli Stati dell’ex blocco sovietico avanza il Kazakistan (+33,4%).

«Nonostante l’incremento a doppia cifra del fatturato settoriale 2022, che fa prevedere il ritorno ai livelli pre-pandemia a consuntivo, e i segni positivi in gran parte delle variabili, il forte incremento dei costi erode i margini delle imprese, costrette ad affrontare, oltre ai rincari delle materie prime, la fiammata senza precedenti dei costi energetici - commenta Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici -. Permane inoltre una rilevante disomogeneità tra le aziende: due su cinque presentano, tuttora, ricavi sotto i valori pre-Covid».

La crisi ha provocato la chiusura 180 aziende produttrici di calzature, tra industria e artigianato (-4,5%). I livelli occupazionali confermano il rimbalzo registrato nei primi due trimestri (+2,3%), che comunque non ripiana le perdite subìte nel biennio precedente. Si assiste pure a una marcata riduzione rispetto al 2021 delle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nell’area pelle (-81,6%), ma resta un forte divario rispetto al 2019 (+80%).

«Nelle aspettative a breve domina l’incertezza in un panorama mondiale in cui, dopo il lungo periodo flagellato dalla pandemia, inflazione, caro bollette e turbolenze geopolitiche minano il clima di fiducia, frenando la domanda di beni», dice Ceolini.

Il settore beneficia di una risalita nei consumi interni: +13,3% gli acquisti delle famiglie italiane, ma -3,5% rispetto al pre-pandemia. Allo stesso tempo si assiste a un balzo dell’import (+30% quantità). I nove mesi sono stati penalizzati anche da una stagione autunnale partita in ritardo e da un recupero solo parziale dello shopping straniero.

e.f.
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