+41% di autenticazioni tra gennaio e aprile

Certilogo: la Instagram generation fa decollare riciclo e second-hand e non è un semplice exploit

Che il trend del second hand non fosse da sottovalutare lo avevano già confermato gli analisti di GlobalData nell'Annual Resale report pubblicato a fine 2019, stimando per il 2021 un valore complessivo del mercato – solo negli Usa – di 37 miliardi di dollari, con un acquirente del lusso su quattro coinvolto anche in acquisti di prodotti pre-loved.

A guidare questa nuova corrente di consumo, secondo lo studio, gli e-shopper nella fascia d'età 18-37 anni, con un tasso di adozione di articoli di seconda mano 2,5 volte più alto rispetto a tutti gli altri target.

La pandemia non ha fatto che accelerare un processo già in corso, con una continua crescita, «più veloce del previsto», come evidenziano i dati raccolti dalla piattaforma di autenticazione Certilogo.

A dimostrarlo, il numero di autenticazioni su merce scambiata e acquistata sui marketplace (categoria che raggruppa i siti di second hand e resale, consignment, donation and thrift) nel periodo gennaio-aprile 2020: una cifra aumentata del 41% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, portando lo share dei prodotti comprati su marketplace sul totale del venduto sui canali e-commerce dal 28% al 33%.

Incrementata anche l'offerta di articoli di stagioni precedenti e di seconda mano. Nello stesso periodo il 58% delle autenticazioni aveva coinvolto prodotti immessi sul mercato almeno due anni prima, mentre nei primi quattro mesi di quest'anno la percentuale di pezzi autenticati risalenti a collezioni precedenti è salita al 69%.

Come osserva Certilogo, «il lockdown e la crisi economica hanno evidentemente spinto molti consumatori a ripensare al proprio guardaroba, trovando il modo di recuperare parte del valore di capi e accessori di abbigliamento e lusso non più d'interesse, per recuperare risorse potenzialmente utili a finanziare nuovi acquisti».

Di fronte all'incremento dell'offerta anche il prezzo medio è diventato più conveniente. Eppure, non è solo la molla dell'affare a spingere i consumatori verso articoli di questo tipo.

I giovani, soprattutto, sembrano attratti dall'idea di personalizzare e ri-assemblare gli abiti che indossano, innestando di fatto un picco nel riciclo e nella rivendita di articoli di abbigliamento, facilitato anche dalle soluzioni tecnologiche messe a disposizione degli utenti da parte dei principali player del mercato.

Ma non di meno è la Instagram generation a tenere in mano le redini del fenomeno second-hand, considerato «una risposta coerente sia al bisogno di distinguersi, indossando e creando continuamente nuovi fit, sia alla necessità di adottare scelte e comportamenti più etici, consapevoli e sostenibili».

Una brutta notizia per i designer? In realtà no, sostiene Certilogo. «I marchi – evidenzia la ricerca - potranno costruire un nuovo tipo di relazione con il cliente, che avrà il potenziale di generare valore anche a lungo termine».

Detto in altri termini, il brand stesso potrà farsi portavoce della nuova cultura dell'usato "cool", lasciandosi da un lato ispirare per il design delle proprie collezioni, e scegliendo di gestire dall'altro direttamente la compravendita e il riciclo dei capi di seconda mano.

I brand più lungimiranti non si faranno trovare impreparati: 9 su 10 fashion retail executive americani intervistati da GlobalData hanno dichiarato di voler avviare iniziative di resale entro il 2020, mentre il 20% dei direttori marketing intervistati da Certilogo in Usa e Europa nella survey "Consumer Engagement 4.0" si dicono molto interessati a profilare i contatti dei consumatori che hanno acquistato capi di seconda mano.

a.t.
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