ANDAMENTO CALZATURE MADE IN ITALY

Calzaturiero italiano sotto i livelli della crisi del 2009 e le incognite permangono

Non sono positivi i dati di preconsuntivo 2014 sulla calzatura italiana comunicati oggi, 13 febbraio, in occasione della conferenza stampa di presentazione di TheMicam. La produzione arretra del 2,5% in quantità rispetto al 2013, per 197 milioni di paia. Si riscontra solo una modesta crescita in valore (+0,3%), che porta il fatturato settoriale complessivo a sfiorare i 7,5 miliardi di euro.

 

Molte le incognite che attanagliano il comparto, come spiega Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici. Nonostante le buone performace di alcune aree.

 

«I dati di preconsuntivo purtroppo danno la conferma di quanto avevamo annunciato in dicembre: la produzione è tornata sotto la soglia critica dei 200 milioni di paia, addirittura poco inferiore al livello del 2009. In questo senso possiamo parlare di un triple-dip, dopo il picco negativo del 2012 - afferma Sagripanti -. Eppure non è questo il dato che ci preoccupa di più: la verità è che oggi questo triple-dip potrebbe configurarsi come l’inizio di un nuovo ciclo sfavorevole, se alcuni shock negativi si dovessero materializzare. Non possiamo che guardare con apprensione a quanto sta succedendo in Ucraina, perché in caso di guerra lo scenario economico non potrebbe che peggiorare».

 

Il quadro attuale è caratterizzato infatti, da un lato, da segnali di perdurante difficoltà sul fronte interno, dove gli acquisti delle famiglie hanno subìto un’ulteriore contrazione, dall’altro, le esportazioni, pur in crescita (dall’1,4% in volume, per un totale di 216,7 milioni di paia, e del 3% in valore, per 8,3 miliardi di euro) non sono riuscite a compensarne le perdite: bene alcuni Paesi, ma le forti tensioni politiche tra Russia e Ucraina hanno influito sui mercati della Comunità degli Stati Indipendenti. Qui le flessioni sono state dell’ordine del 20,2% in quantità e del 22,6% in valore nei primi dieci mesi del 2014.

 

Molto positive sono state le performance di vendita in Nord America (+2,8% in volume e +9,3% in valore nei primi dieci mesi del 2014, con un +10% in valore per gli Usa, nostro terzo mercato) e Medio Oriente (+8,2% in quantità e +14,2% in valore, con dinamiche decisamente premianti negli Emirati). Il Far East mostra andamenti un po’ meno brillanti rispetto agli scorsi anni, soprattutto a causa del Giappone (-6,1% valore e -7,4% nelle paia), mentre nel resto dell’area altri Paesi mostrano aumenti a due cifre (in valore: Cina +12%, Hong Kong +24%, Corea del Sud +23).

 

Assocalzaturifici segnala la chiusura nel 2014 di 155 unità produttive nel settore calzaturiero, tra industria e artigianato, e la perdita di 1.483 posti di lavoro rispetto a dicembre 2013.

 

 

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