ANDAMENTO CALZATURE MADE IN ITALY

I primi tre mesi dell’anno ancora “faticosi” per la calzatura italiana: produzione in calo del 3,5%

I segni della ripresa che, a livello di economia nazionale, hanno cominciato a manifestarsi ancora non si scorgono nel settore calzaturiero, che ha visto aprirsi il 2015 all’insegna di una conferma delle difficoltà che hanno caratterizzato il 2014.

 

I risultati della consueta indagine dell’Ufficio Studi di Assocalzaturifici sono stati comunicati oggi a Milano, in occasione dell’assemblea annuale dell’associazione, chiamata anche a eleggere il nuovo presidente, dopo i quattro anni di mandato di Sagripanti.

 

Nel primo trimestre del 2015 la produzione è stimata in calo del 3,5% in quantità e dell’1,8% in valore. Nel periodo considerato è proseguito il processo di selezione delle imprese: ci sono state 66 chiusure di calzaturifici da dicembre a marzo, pari a -1,3%. Per la prima volta il numero delle aziende attive è sceso sotto le 5mila unità, dopo che già lo scorso anno si era chiuso con un -3% nel bilancio delle imprese, anche in seguito ai forti cali subiti in Russia e nell’area Csi, che per alcuni player del settore rappresentano importantissimi sbocchi.

 

Solo il numero di occupati nel primo trimestre del 2015 mostra un saldo attivo di 246 unità (+0,3%), probabilmente favorito dall’entrata in vigore dalle misure del Jobs Act. Frena (-43%) il numero di ore di Cassa Integrazione Guadagni autorizzate nell’Area Pelle: un altro dato positivo, seppure anch’esso ancora prematuro da interpretare.

 

Sul fronte dell’export, nei primi mesi del 2015 il trend non è cambiato rispetto allo scorso anno: i flussi sono rallentati dal 3,9% in quantità e dello 0,6% in valore nel primo bimestre, a causa della “batosta” del -50% in volume (-44,5% in valore) registrata nei mercati Csi.

 

Complessivamente, tra gennaio e febbraio, sono stati esportati 42,7 milioni di paia, 1,7 milioni in meno rispetto ai primi due mesi del 2014, per un valore di 1,57 miliardi di euro. Come già nel 2014, se la Ue in generale ha tenuto (+0,6% in valore e -1,4% in volume), i mercati extra-comunitari sono scesi del 10,2% in quantità e del 2% in valore.

 

Un andamento ancora penalizzante per il settore delle calzature made in Italy. Ciò nonostante, il saldo commerciale rimane attivo per oltre 4,2 miliardi di euro (+0,2%).

 

Al termine del suo mandato di quatto anni (dal 2011 al 2015), il presidente uscente Cleto Sagripanti ha voluto tracciare un bilancio di questo periodo, certo non facile per il comparto. L’associazione (che quest’anno festeggia 70 anni), oltre al rebranding (da Anci ad Assocalzaturifici) ha varato la riforma dello statuto, ha posto grande attenzione ai temi della formazione e della lobbying, a strenua difesa del made in Italy calzaturiero. Le direttrici per il futuro si basano sul recupero della filiera, sul rientro delle produzioni in Italia (reshoring) e sull’internazionalizzazione.

 

Anche alla luce degli ultimi sviluppi della battaglia sul “made in” in Europa, Sagripanti ha ribadito che diventa urgente intensificare l’attività di lobby in questa sede. «Si tratta di promuovere azioni che hanno tutte come obiettivo finale l’introduzione del “made in” - ha spiegato -. Una misura necessaria per dare al mercato europeo le stesse condizioni di competitività delle altre aree, come Usa e Cina, e per fornire un aiuto concreto alla manifatturiera europea».

 

Entrando dello specifico ha detto: «Vogliamo aprire un dibattito sulla rinascita industriale in  Europa e il reshoring. Pensiamo inoltre a un appuntamento annuale per presentare il settore calzaturiero a Bruxelles. Abbiamo, infine, programmato una presentazione dell’industria calzaturiera italiana come modello produttivo per l’Europa con un’installazione all’interno dell’Europarlamento. Tre esempi di azioni che vogliamo continuare a portare avanti nei prossimi anni e che io mi impegno a seguire come neo presidente della Cec, la Confederazione Europea della Calzatura».

 

 

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