Analisi

Export in Giappone: cuoio e pelli la prima voce. Quinto l'abbigliamento

In base ai dati delle dogane giapponesi, la prima voce tra le nostre esportazioni nel Paese è "lavori in cuoio e pelli", pari 112 miliardi di yen nel 2015 (circa 880 milioni di euro), in aumento del 5,4% rispetto all'anno prima. L'abbigliamento è al quinto posto con 60 miliardi di yen (+2,9% a circa 470 milioni di euro).

 

Come riporta Il Sole 24 Ore, la voce "calzature e parti" occupa la settima posizione (37 miliardi di yen, -0,4%), la gioielleria è al nono posto (33 miliardi, +75) e l'ottica al decimo  (29 miliardi, +1,8%).

 

Le esportazioni italiane, nel complesso, sono cresciute soltanto dello 0,1% nei dati delle dogane del Sol Levante. In base alle rilevazioni Istat, invece, la crescita del 2015 risulta pari al 3,6%.

 

Tra gli opening della moda più recenti in Giappone ci sono quelli di Moncler e Versace, che, sul finire del 2015, hanno inaugurato a Tokyo, entrambi nel distretto di Ginza. Anche il design punta su questo mercato: in questi giorni B&B Italia ha aperto uno spazio a Tokyo, zona Aoyama, per avere maggiore visibilità nel Paese e in Asia.

 

Nei risultati resi noti a fine gennaio, Salvatore Ferragamo ha registrato in Giappone un incremento dei ricavi annuali del 14% (+18% nel solo quarto trimestre 2015), «grazie anche al notevole afflusso di viaggiatori cinesi nell’area». Nel terzo trimestre pubblicato in dicembre, il Gruppo Prada ha messo a segno un +10,4% (+4,6% a cambi costanti). Furla, che ha reso noto i dati preliminari oggi, ha realizzato nel Paese un +24% annuale.

 

Come emerge dai Fashion Economic Trends diffusi ai primi di febbraio dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, gli acquisti da parte del Giappone di tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature restano stabili (+0,3% nel 2015). Il Giappone è l'ottavo maggiore mercato estero dell'abbigliamento e il nono per quanto riguarda i prodotti della filiera pelle-calzature. Non figura tra i primi 10 buyer nel tessile.

 

In questi giorni si parla molto dell'incapacità dell'Abenomics (le iniziative economiche volute dall'attuale Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, alla guida dal 2013, tra le quali una politica monetaria espansiva) di trainare fuori dalla crisi il Paese, terza economia mondiale. Nel quarto trimestre 2015 il Pil ha mostrato un -1,4% rispetto all'analogo periodo del 2015 e un -0,4% rispetto al quarter precedente. I consumi privati diminuiscono dello 0,8%, oltre le aspettative, e i salari ristagnano (-0,9% come media mensile del 2015). Sulla base di queste performance è ipotizzabile il rinvio dell'aumento dell'imposta sui consumi (dall'8 al 10%) che dovrebbe scattare nell'aprile 2017.

 

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