BANGLADESH

Strage di Dacca: in lutto anche la moda

Nel Paese considerato uno delle fabbriche di moda e tessuti del mondo, l’Isis colpisce. Tra le vittime nove italiani: tutti nel Bangladesh come imprenditori, manager o buyer del tessile-abbigliamento. D’altra parte, il 99% delle importazioni italiane da questa nazione provengono da vestiario, tessuti e accessori in pelle.

 

Non ci sono più parole per commentare quanto successo a Dacca, venerdì sera 1 luglio, all’interno del ristorante Holey Artisan Bakey, un angolo di Europa nel cuore della capitale bengalese.

 

Ricordiamo i nome dei nostri connazionali che hanno perso la vita nella strage: Simona, Marco, Cristian, Nadia, Adele, Claudia Maria, Claudio, Maria e Vincenzo.

 

Tutti erano a Dacca perché si occupavano di moda, oltre ad amare il Bangladesh. Un Paese nel quale il fatturato del tessile ha raggiunto i 25,4 miliardi di dollari nel 2015 (fonte Bangladesh Manufacturers and Exporters Association), confermandolo secondo produttore di abiti pronti al mondo dopo la Cina. Il tessile-abbigliamento dà lavoro a cinque milioni di persone (su un totale di 150 milioni) e costituisce l’80% dell’export.

 

È lecito chiedersi se questo attentato frenerà la corsa del comparto moda bengalese. Solo in Italia le importazioni da questo Paese sono aumentate lo scorso anno del 24,2%, a quasi 1,2 miliardi di euro (fonte Smi su dati Istat).

 

Particolarmente coinvolta la Lombardia, il cui scambio con il Bangladesh, nei primi tre mesi del 2016, è stato pari a 86 milioni di euro: 54 milioni di import e 31 di export (rispettivamente + 13,4% e +6,7%) su un totale italiano del trimestre di 498 milioni (fonte Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Monza e Brianza).

 

Sempre da una ricerca effettuata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza risulta che gli altri Paesi “rischiosi” per gli affari e la permanenza turistica, ma con scambi alti con la Lombardia sono Turchia (1 miliardo di euro sempre nel trimestre), Arabia Saudita (441 milioni), Israele, Algeria, Messico e Tunisia (circa 300 milioni), Iran e Ucraina (quasi 200 milioni) e Pakistan (quasi 100, come il Bangladesh).

 

 

 

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