BILANCI

Mode City specchio della active revolution

Lo sport fa bene. Alla salute, ma anche all'economia. La notizia arriva dalla Francia, dove le vendite di abbigliamento sportivo femminile, riferisce la Fps (Fédération Professionnelle des Entreprises du Sport et des Loisirs), sono cresciute nel 2015 del 4,6%, mentre quelle di intimo active mettono a segno addirittura progressioni a due cifre.

 

L'invito a sconfinare e approfittare del contesto favorevole giunge all'industria del beachwear e dell'intimo direttamente dal salone Mode City.

 

La rassegna, svoltasi a Lione dal 9 all'11 luglio, ha registrato la presenza di circa 400 marchi espositori e 11mila visitatori. «Un'edizione - ha sottolineato Marie-Laure Bellon Homps, presidente dell'esecutivo di Eurovet, ente che organizza il salone - nata sotto il segno dello sport, non solo per la concomitanza con la finale della coppa europea di calcio, che ha dettato il trasferimento temporaneo da Parigi a Lione, ma soprattutto perché questo nuovo filone potrebbe rappresentare un asse di sviluppo fondamentale per tutta la filiera della lingerie e del mare, lo sport ha infatti bisogno di un'iniezione di glamour».

 

Lo sanno Riccardo Tisci e Olivier Rousteing, che hanno cominciato a flirtare col fitness grazie alla complicità di Nike, e lo sanno anche alcuni marchi di intimo e costumi internazionali che a Lione hanno portato già le loro prime esercitazioni sul tema.

 

Tra queste la capsule Parah Active, un gym concept declinato in abiti, body, top, gonne e giacche, da palestra e da città, realizzato con tessuto a base di Nilit Innergy, fibra anticellulite e tonificante.

 

E ancora la linea activewear di Luli Fama, etichetta beach di Miami, eletta in fiera creatore dell'anno, i nuovi reggiseni per lo sport di Chantelle, la Surf Capsule al femminile creata dall'australiana Billabong.

 

Senza tralasciare le tante contaminazioni stilistiche tra sport e beachwear, che si traducono in giochi di tagli, bande, bretelle, righe piazzate, o in ispirazioni olimpioniche, come in alcuni interi del sofisticato 'resortwear' firmato SoloBlù (nella foto).

 

Pennellate di atletico-style che potrebbero sostenere ulteriormente le vendite di abbigliamento mare, che in Francia, nel 2015, sono state pari a 617,9 milioni di euro, con un incremento del 5% sull'anno precedente (dati IFM).

 

Il tormentone active spartisce il podio delle tendenze estate 2017, con un guardaroba brioso ispirato all'emisfero sud, fatto di stampe oversize, fiori e foglie tropicali, balze e passamanerie festose vagamente carioca, a cui cedono anche gli abiti folk di Fisico (ora prodotta da Christies) e i bikini hippy chic di Bacirubati.

 

Senza tralasciare l'autenticità dei cotoni rigati degli abitini a fascia Naory, e dei jersey di lino con cui Max Mara confeziona i caftani della capsule swimwear, che debutta all'interno della collezione Leisure.

 

«I compratori - fa sapere Lorenzo Demichelis, patron di Valery - sono alla ricerca di collezioni sempre più ricche e propositive; noi offriamo ben cinque linee per abbracciare tutte le loro esigenze, con investimenti importanti».

 

«Inutile cedere alla guerra del prezzo - aggiunge Salvatore Limblici, direttore marketing e vendite Italia di Pierre Mantoux -. Al contrario, bisogna alzare il tiro: noi lo abbiamo fatto con Pierre Mantoux Couture, una capsule beachwear e luxury, eccentrica e chic al tempo stesso, davvero molto esclusiva».

 

Ma l'incertezza domina lo scenario e per molti diventa sempre più complicato persino ammortizzare i costi dei campionari con i fatturati delle vendite.

 

Il contesto socio-economico influisce anche sul bilancio di Mode City, che chiude in flessione questa edizione della trasferta lionese, registrando 11mila operatori in arrivo principalmente da Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Hong-Kong, Svizzera, Stati Uniti, Giappone e Russia.

 

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