CHILDRENSWEAR

La moda bimbo guadagna posizioni, con l'e-commerce in corsa anche in Italia

Cresce dell'1,9% il fatturato della moda junior italiana nel 2017: secondo le stime a cura di Confindustria Moda per Smi, le vendite superano i 2,8 miliardi di euro, dai precedenti 2,77 miliardi, con esportazioni a quota 1,07 miliardi (+3,1%) e importazioni per 1,7 miliardi, in lieve riduzione (-0,5%). Pressoché stabili i consumi interni e tra i canali distributivi avanza a doppia cifra l'e-commerce, anche se con una quota di mercato che non va al di là del 4%.

 

«Seppure su ritmi più affievoliti rispetto a quelli sperimentati nel corso del 2016 - si legge in un comunicato - il turnover settoriale dovrebbe sperimentare nel 2017 un moderato aumento, con un valore della produzione (variabile che cerca di valutare l'attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati, ndr) che mantiene il trend positivo, passando da 987 a 996 milioni di euro, in aumento dello 0,9%».

 

L'export, in progress di oltre il 3%, dovrebbe contribuire al 37,9% del giro d'affari del comparto - che, ricordiamo, comprende l'abbigliamento in maglia e tessuto per i ragazzi e le ragazze dagli zero ai 14 anni, intimo e accessori inclusi -, una percentuale superiore di quasi un punto rispetto al 2016.

 

Per avere un close up sulle performance nei vari mercati stranieri, è necessario circoscrivere l'analisi alla moda bébé, che nei primi nove mesi del 2017 ha rafforzato le vendite oltreconfine, ma con un passo meno deciso che nel recente passato: +1,6%.

 

La Spagna resta la prima destinazione delle collezioni made in Italy per i piccolissimi, con un 12,2% delle esportazioni totali, anche con uno scivolone di oltre il 10%. Non si ferma la corsa in Gran Bretagna, ma i fasti (+17,5%) del 2016 sono lontani: stavolta l'incremento non va al di là del +2,4%, concorrendo al 10,6% del flusso complessivo verso le destinazioni oltrefrontiera.

 

Soffrono Francia, Svizzera e Germania, con quote simili - pari a poco più del 6% ciascuna - e tutte e tre in calo, anche se con esiti differenti: -4,5% la Francia, -3% la Svizzera e in decisa decelerazione (-25%) la Germania.

 

Dinamiche positive vengono registrate in Russia (+6,3%), Grecia (+9,7%) e Portogallo, che addirittura mette a segno un +22,5%. Anche Polonia, Romania, Emirati Arabi e Arabia Saudita si dimostrano ricettivi verso i nostri prodotti.

 

Sempre riferendosi al bébé, si nota una flessione dell'import dell'1,6%, con un cedimento dell'8,5% della Cina, che tuttavia non perde la pole position. Seconda la Francia, in aumento dell'1,1%, mentre il Bangladesh frena al -0,3%. La Spagna avanza del 4,9% e l'India fa un balzo del 31%.

 

Ancora a proposito di import, le valutazioni di Confindustria Moda sulla moda junior nel 2017 evidenziano un piccolo rallentamento (-0,5%, che però si assomma al precedente -1,1%, dopo l'exploit del 2015, all'insegna di un +6,7%). Migliora di conseguenza il deficit commerciale, da -726 a -685 milioni di euro.

 

Passando ai consumi nazionali, l'outlook è che confermino sostanzialmente i livelli dell'anno precedente.

 

Sotto il profilo demografico, al primo gennaio 2017 il mercato italiano dell'abbigliamento junior era composto da circa 8.183 milioni di individui tra gli 0 e i 14 anni, di cui il 51% di sesso maschile.

 

Da gennaio ad agosto dello scorso anno, in base alle rilevazioni provvisorie di Istat a oggi disponibili, le iscrizioni all'anagrafe di nuovi nati sono state 299.686, ossia 6.677 individui in meno (-2,2%, con il 51,4% di maschi) in confronto con i primi otto mesi del 2016.

 

Sita Ricerca ha preso in esame per conto di Smi il sell out invernale dell'autunno-inverno 2016/2017 sul nostro territorio: i prodotti della categoria tessile-moda incassano un -1,8% nella spesa corrente, con un deterioramento sia sulla primavera-estate 2016 (-1,3%), che sull'autunno-inverno 2015/2016 (-0,9%).

 

Ma non è andata così male, in quanto il childrenswear ha marciato a ritmo più sostenuto se paragonato ad altri settori, continuando sul suo cammino all'insegna della sostanziale stabilità e limitandosi a un -0,3%.

 

Alla voce canali distributivi, nel segmento junior viene confermata la leadership delle catene, con un 48,7% del mercato ma un sell out intermediato in contrazione del 4,6%.

 

L'incidenza della grande distribuzione organizzata è del 29,5%, con un +9,4%. Scende al 12,5% la quota di sell out del dettaglio indipendente (solo nell'autunno-inverno 2010/2011 era del 25%), anche a causa di un ribasso del 7,8%.

 

Best performer è il canale digitale: cresce del 31,9% - guidato da bimba e neonato al +35% e oltre, seguiti dal maschio con il +25% -, nonostante la quota di mercato sia per ora esigua, poco meno del 4%, ossia due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale del tessile-moda.

 

Si confida in un mantenimento dell'evoluzione positiva del comparto, benché a ritmo non certo vivace, anche per la prima parte del 2018. Sempre che non intervengano fattori negativi, legati all'incertezza del momento (nella foto, la nuova capsule collection Made in Italy di Sarabanda per l'autunno-inverno 2018/2019).

 

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