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Per il bebè cresce l'export, ma solo in valore

In occasione della conferenza di anticipazione su Pitti Bimbo di gennaio, Raffaello Napoleone (a.d. di Pitti Immagine) ha fornito alcune stime elaborate da Smi sull'import-export di abbigliamento bebè nel gennaio-agosto 2017. Le esportazioni sono aumentate in valore ma diminuite in quantità, mentre le importazioni sono calate sia in valore che in quantità.

 

Nel periodo considerato l'export di capi italiani per i più piccoli tra i piccoli è stato di quasi 105 milioni di euro (+2,9%), equivalenti a 1.852 tonnellate (-36,1%).

 

In pole position tra le aree verso le quali si indirizzano le nostre collezioni la Spagna - «che però, come la Germania, non sta attraversando un momento dinamico», ha sottolineato Napoleone -, il Regno Unito che invece procede a passo spedito e la Francia, che con un -1,6% in valore non si dimostra nella fase migliore.

 

Per l'edizione di gennaio del salone fiorentino Pitti Immagine, in sinergia con Mise e Agenzia Ice, sta lavorando a un programma di incoming di top buyer da mercati particolarmente sensibili al fascino del made in Italy: in particolare la Russia, l'Asia (con un focus su Hong Kong, Cina, Corea del Sud), gli Usa e, dall'Europa, Francia, Germania, Spagna, Belgio, UK e Scandinavia, tenendo in considerazione sia i negozi fisici che gli e-store.

 

Quanto all'import, sempre nel gennaio-agosto 2017 si nota un arretramento in tonnellate (11.239, -6,2%) e in valore (231,2 milioni di euro, -1,4%), con la Cina al primo posto ma in discesa di oltre il 10% in valore, seguita da Francia (+5,7%) e Bangladesh (-1,4%).

 

Quanto al mercato nazionale, «secondo le rilevazioni di Sita Ricerca, nel primo semestre dell'anno la moda junior ha superato leggermente i livelli dello scorso anno, facendo registrare un timido +0,1%» (nella foto, buyer a Pitti Bimbo).

 

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