CONSUMI

Aumenta l'Iva: ripercussioni in vista anche per la moda

I rincari dei prezzi di vari beni di consumo, abbigliamento e accessori compresi, saranno la conseguenza inevitabile del balzo dell'Iva dal 21% al 22%: secondo le associazioni dei consumatori, le ricadute per le famiglie varieranno dai 207 ai 349 euro l'anno, con un influsso negativo anche sul periodo natalizio.

 

La Cgia di Mestre ha individuato quali saranno gli articoli e i servizi più colpiti, basandosi sull'ipotesi che nel 2014 la propensione alla spesa al consumo rimanga la stessa di quella registrata l'anno scorso: al primo posto ci sono mobili, elettrodomestici e manutenzione della casa, seguiti a ruota da abbigliamento e calzature. "Con una spesa famigliare annua pari a 65,5 miliardi di euro - si legge a questo proposito in una nota - il ritocco dell'Iva porterà a un gettito aggiuntivo di 550 milioni, pari al 19,3% del maggior gettito totale atteso". 

 

Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, sintetizza: "A essere penalizzati saranno i prodotti made in Italy, ossia l'asse portante del nostro manifatturiero, con effetti negativi sulle Pmi, che già oggi operano in condizioni di grave difficoltà, in seguito a una tassazione a livelli record, a una burocrazia asfissiante e a una crisi che continua a causare effetti negativi".

 

Le stime di Federconsumatori e Adusbef indicano +81 euro di spesa per il vestiario e +25 euro per il footwear. E il vicepresidente vicario di Confesercenti, Massimo Vivoli, traccia una previsione tutt'altro che incoraggiante: "Questo potrebbe essere solo l'inizio di una nuova grandinata fiscale".

 

L'Ufficio Studi Confcommercio fa inoltre notare che il provvedimento del governo arriva dopo un 2012 in cui i consumi sono arretrati in generale del 4,3%, con la previsione di un ulteriore -2,4% per il 2013. Un rosso che l'incremento dell'Iva potrebbe peggiorare, frenando gli acquisti soprattutto in un mese clou come dicembre e portando a ulteriori chiusure di negozi.

 

Non si esclude che, sull'onda dell'esempio di retailer del calibro di Ikea ed Esselunga, alcune realtà della moda scelgano di farsi carico del problema, come avevano già fatto ZaraBenetton ed H&M in occasione del passaggio dell'aliquota dal 20% al 21% (nella foto, lo store Zara di corso Vittorio Emanuele a Milano durante la recente fashion week, con un allestimento di Lucio Micheletti, realizzato in collaborazione con Rossana Orlandi).

 

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