Congiuntura

Abbigliamento junior: le aziende italiane crescono del 2,8% (da +1,7%)

Nel 2016 il fatturato dell’industria italiana dell’abbigliamento junior ha raggiunto i 2,76 miliardi di euro, in aumento del 2,8% rispetto al 2015 (anno in cui era cresciuto dell’1,7%). In base alle analisi del Centro Studi Smi-Sistema Moda Italia il settore beneficia degli acquisti da parte dell'estero ma anche del fronte interno (a tutt’oggi il mercato preponderante).

 

Anche se la crescita decelara, le vendite oltre confine hanno superato il miliardo di euro (+4,4% rispetto al 2015), arrivando al 37,7 % dei ricavi globali (erano il 31,3% nel 2011). Con le importazioni diminuite dello 0,6% a 1,77 miliardi, il disavanzo commerciale del settore si riduce passando dai 790 milioni del 2015 ai 735 milioni del 2016 (era a 871 milioni nel 2011).

 

Dall'esame dei mercati di destinazione, limitato all’abbigliamento per neonati (l’unico settore per il quale si possono isolare le voci doganali di pertinenza) emerge che la Spagna è il primo buyer anche se ha diminuito gli acquisti del 5,6%. Tra gli altri clienti top, il Regno Unito cresce del 16%, la Germania del 2%, la Francia del 14,7%. Fuori dall’Europa spiccano gli Stati Uniti (+29,4%) e gli Emirati Arabi (+4,0%). La Russia è retrocessa a sesto mercato di sbocco (dal primo posto occupato fra il 2010 e il 2014) con una performance negativa ma in decelerazione (-5,2%).

 

L’Italia, invece, nel 2016 ha importato abbigliamento bébé soprattutto da Francia (+14,4%), Spagna (+14,9%) e Bangladesh (+8,4%). Molto meno dalla Cina (-18,7%). Anche se con valori assoluti modesti, rispetto a quelli dei precedenti Paesi fornitori, crescono significativamente Turchia (+45,2%), Romania (+28,4%) e Germania (+18,2%).

 

In base alle rilevazioni svolte da Sita Ricerca per conto di Smi, i consumi di abbigliamento junior delle famiglie italiane si stanno stabilizzando (-0,2% nel 2016, dopo il -0,7% del 2015), probabilmente perché il segmento è più al riparo di altri del fashion da fattori congiunturali, vede un maggiore coinvolgimento emotivo dell’acquirente e dipende da necessità funzionali, legate al più breve ciclo di vita del prodotto.

 

Sotto il profilo merceologico il comparto “bambino” è rimasto in area negativa, registrando un -0,9%, la bambina (46,4% della domanda italiana di childrenswear) ha registrato un +0,2% e il neonato è rimasto sui livelli precedenti.

 

stats