Congiuntura

La moda maschile italiana sale a 9 miliardi (+1,8%). Gli Usa diventano primo mercato

Apre Pitti Uomo e arrivano i primi riscontri economici per la moda maschile. Smi stima per il 2015 un giro d’affari del menswear in crescita del +1,8%, a quota a 9 miliardi di euro. Sul fronte merceologico crescono più della media maglieria e camiceria. Le esportazioni mettono a segno un +2,4% con gli Usa (+16,2%) che diventano primo sbocco commerciale.

 

Nell'anno appena archiviato il menswear italiano (in un’accezione che comprende il vestiario e la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle), secondo le stime elaborate da Sistema Moda Italia dovrebbe evidenziare un risultato positivo in termini di fatturato complessivamente generato a livello settoriale, pur sperimentando un ridimensionamento rispetto al risultato del 2014, quando il comparto era aumentato del 3%.

 

Con questi numeri si aprirà domani mattina, 12 gennaio, l'89esima edizione di Pitti Uomo alla Fortezza da Basso di Firenze. La kermesse resterà in scena fino a venerdì, quando poi passerà il testimone a Milano Moda Uomo.

 

Sul risultato settoriale ha inciso ancora una volta negativamente l’insufficiente ripartenza della domanda interna mentre l’export, caratterizzato da un tono significativamente inferiore a quello sperimentato nel corso del 2014, ha finito per depotenziare l’evoluzione del settore.

 

Nel 2015 il valore della produzione (dato che stima il valore dell’attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione di prodotti importati), assisterebbe a un lieve peggioramento rispetto al 2014, flettendo del -3,2%.

 

Con riferimento al mercato estero, per i 12 mesi si stima una crescita delle vendite oltreconfine pari al +2,4%, corrispondente a poco più di 5,6 miliardi di euro. Rispetto ai più che discreti ritmi sperimentati dall’export di moda uomo nel periodo 2011-2014, dunque, nel 2015 si profila un affievolimento, da ricondurre principalmente all'andamento dei mercati emergenti.

 

Con riferimento alle aree di sbocco della moda uomo made in Italy, si sottolinea la soddisfacente performance dei mercati UE, che da gennaio a settembre 2015 hanno registrato un incremento del +3,3%.

 

Gli Usa si sono mantenuti decisamente favorevoli, con un aumento del +16,2%, divenendo così il primo mercato con il sorpasso di Francia e Germania (l’anno scorso, si ricorda, erano in terza posizione).

 

Analizzando il trend del Vecchio Continente, la Francia, superata dagli Usa, scende al secondo posto nel ranking dei principali sbocchi del menswear italiano presentando, in controtendenza rispetto alla media settoriale e UE, un decremento del -6,9%.

 

Di contro, la Germania sperimenta un incremento del +4,8% (in accelerazione, peraltro, rispetto al 2014), mentre Regno Unito e Spagna avanzano rispettivamente del +8,9% e del +10%

 

La Russia, pur non essendo particolarmente significativa per la moda maschile, cede il -33,7%.

 

Passando all’analisi delle dinamiche che hanno caratterizzato il mercato italiano, va sottolineato come, dopo anni di continui cali della spesa destinata dagli italiani al Tessile-Moda, la stagione autunno-inverno 2014/2015 abbia prospettato se non la ripresa della domanda, quanto meno una tendenza all’assestamento dei livelli di sell-out.

 

In termini di spesa corrente, l’autunno-inverno 2014/15 ha registrato infatti un deciso rallentamento del tasso di decremento, contabilizzato nel -1,6% per il complesso dei prodotti di Tessile-Moda, ma soprattutto nel +0,2% in termini di spesa costante.

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