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Filatura italiana: la discesa di ricavi ed export perde intensità

È un 2015 di nuovo con segno meno, quello dell'industria della filatura italiana, sul fronte sia del fatturato che delle esportazioni. Ma il trend discendente sta rallentando. Almeno da tre anni a questa parte, come rilevano le stime di Smi-Sistema Moda Italia.

 

In base a un report pubblicato dall'associazione del tessile-abbigliamento in occasione di Pitti Filati, la filatura nazionale (nella foto, i fili di Olimpias, azienda tessile del Gruppo Benetton) ha registrato 2,9 miliardi di ricavi annuali: l'1,7% in meno rispetto al 2014 (annata che aveva rivelato una contrazione del 2%, dopo il -4,3% del 2013 e il -7,8% del 2012).

 

L'export è diminuito dell'1,1% a 862 milioni di euro, mentre le importazioni sono cresciute dello 0,7% a 839 milioni. Ne risulta un saldo della bilancia commerciale di 22 milioni di euro, in calo dai 38 milioni del 2014.

 

Nei primi 10 mesi del 2015 Hong Kong, Regno Unito e Croazia risultano i tre maggiori buyer di lana cardata, che nel complesso registra un trend delle esportazioni negativo (-2,6%). I maggiori acquirenti di lana pettinata sono l'ex-colonia britannica, la Romania e la Cina. Il segmento mostra un +2,9% da gennaio a ottobre. Positiva anche la voce filati chimici (+2,5%), che rifornisce in primis Turchia, Croazia e Romania, mentre i fili in cotone accusano una flessione (-4,3%), per via del ridimensionamento degli ordini dei maggiori partner, la Germania e la Repubblica Ceca.

 

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