Contraffazione

Moda e lusso restano i più copiati. Piacciono anche se tossici

Conteggiare la "dark economy" è sempre molto complesso, ma si stima che abbigliamento e accessori contraffatti abbiano raggiunto, in Italia, un giro d'affari di 2,28 miliardi di euro: con una quota del 36% del totale restano il segmento più copiato e l'unica a guadagnarci è la criminalità organizzata.

 

Se ne è parlato ieri a Milano, nell'ambito delle giornate di studio del gruppo europeo Ecr (European conservatives and reformists), dal 14 al 17 del mese e per la prima volta in Italia. Ad aprire i lavori, l'onorevole Cristiana Muscardini, vicepresidente della commissione Commercio Internazionale al Parlamento europeo, mentre il giornalista Antonio Selvatici, autore de "Il libro nero della contraffazione", ha fatto il punto della situazione sul fenomeno e Fabio Aromatici, direttore Assocalzaturifici Italiani e vicepresidente della commissione Relazioni Internazionali di Business Europe, ha trattato le tematiche fashion.

 

Selvatici ha ricordato come il commercio dei falsi, gestito dalla criminalità organizzata, colpisca il tessuto economico di tutta l'Europa. "Si tratta di un sistema parallelo, che tende a distruggere il sistema economico e sociale sano - ha ricordato -. Agendo senza regole si muove in modo più accelerato rispetto alle attività legali, aspetto che rende ancora più difficili le azioni di contrasto". "Per combatterlo - ha aggiunto - bisogna conoscerlo e studiarlo, adottando unità di misura comuni in tutti i Paesi. Sarebbe utile, poi, la costituzione di una Commissione parlamentare permanente a Bruxelles, con poteri investigativi". L'arma più indicata per sconfiggerlo? Secondo il giornalista è probabilmente il computer, visto che la contraffazione sta diventando sempre più un cyber crime.

 

All'incontro di ieri, Fabio Aromatici si è detto preoccupato più per i marchi della moda di media dimensione che per i big del lusso. In più ha ricordato che la contraffazione ha ripercussioni sulle vendite al dettaglio: a volte sono gli stessi negozianti, forse inconsciamente, che acquistano merci false per poi rivenderle. In più può essere pericolosa, anche se non si tratta di farmaci bensì calzature. "In alcuni casi - ha spiegato - contengono quantitativi nocivi di piombo, dimetilfumarato (usato per il trattamento della pelle) e cromo VI". Non solo: si è scoperto che pure gli imballaggi possono essere tossici.

 

Forse questi "dettagli" non sono noti a molti acquirenti. Sembra inoltre che i consumatori del nostro Paese non siano ancora sensibili al fatto che i beni contraffatti - prodotti da imprese invisibili che impiegano lavoratori altrettanto invisibili, ridotti in schiavitù - rappresentano un danno economico, sociale, all'erario e al sistema creditizio. "Un'indagine del 2011 ha rivelato che, in un anno, il 30% degli italiani ha comprato un falso consapevolmente", ha riferito Aromatici, rammentando che questa percentuale rappresenta soltanto il numero di chi è stato disposto ad ammetterlo.

 

"Il problema è che l'acquisto non è ancora visto come un reato, ma di fatto lo è", ha specificato. Quindi, secondo il direttore di Assocalzaturifici Italiani, occorre concentrarsi sul consumatore. Poi servono leggi più severe, che vanno fatte rispettare. Fondamentale anche il contributo di figure specializzate, a livello di polizia e autorità doganali. Non va dimenticato che il problema è globale, ma che l'80% dei falsi rilevati (di qualsiasi categoria merceologica) arriva da Cina e Hong Kong e che, il 90% di quanti raggiungono l'Europa, passano per 10 precisi punti d'ingresso.

 

stats