Dati

Pelletteria italiana: l’export rallenta la sua corsa

In uno «scenario instabile», come lo ha definito il presidente di Aimpes, Riccardo Braccialini, durante la conferenza stampa di presentazione di Mipel, la pelletteria italiana rallenta un poco la sua corsa all’estero: nel primo trimestre del 2016 l’export, che rappresenta quasi il 90% del fatturato del settore, si attesta a 1,6 miliardi di euro, registrando un -0,05% in valore e un +7,6% in quantità.

 

A soffrire sono soprattutto le esportazioni di articoli in pelle, con punte massime in valore che vanno dal -14% degli articoli da lavoro e delle cartelle a minime dell’-1,7% per le borse da donna.

 

Sul fronte dei mercati, gli Stati Uniti hanno visto una diminuzione di quasi l’11% in valore nei primi tre mesi dell’anno rispetto ai corrispondenti del 2015. Tuttavia, rimane saldo l’interesse del consumatore americano verso l’offerta di pelletteria italiana di alta qualità e design: il volume degli acquisti dal nostro Paese sale infatti del 2,2%. Il fatturato realizzato negli Usa è pari a 133 milioni di euro.

 

Dati confortanti vengono dal Giappone: le vendite crescono in valore (e in modo analogo in volume) di quasi il 13% nel periodo considerato, attestandosi oltre i 122 milioni di euro. Il mix di export verso questo mercato evidenzia una forte componente di prodotti di fascia alta e lusso, con un prezzo medio superiore ai 200 euro, cresciuto del 10% sul 2015.

 

La Cina mostra una flessione importante del fatturato (-15%) che mette in risalto, in questo caso, la tendenza ad acquistare in modo più contenuto il lusso e i prodotti dei brand: i volumi esportati infatti aumentano dell’11%.

 

Gli acquisti cinesi dall’Italia si posizionano quindi, mediamente, su una fascia di mercato meno alta, anche se si assiste sempre più al fenomeno, che qualcuno ha definito di delocalizzazione al contrario, di griffe cinesi che affidano la realizzazione di prodotti di alta gamma a laboratori specializzati italiani.

 

I flussi di pelletteria italiana verso Hong Kong generano quasi 148 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 6% e una sostanziale stabilità nei volumi esportati (-0,6%).

 

In Europa migliorano le vendita in Germania (+15%), Spagna (+7,6%) e Francia (+5,2%), mentre arretra il Regno Unito (-61%), che era stato sempre in positivo negli ultimi tre anni. Stabile, dopo due anni di forte arretramento, il fatturato nella Federazione Russa (-0,1%). Più accentuato il calo dei volumi (-3,6%).

 

Considerando il consuntivo 2015, il fatturato del comparto ammonta a 7,2 miliardi di euro. L’export contribuisce per 6,5 miliardi di euro, in salita del 6% in valore e del 3% in quantità, facendo registrare un saldo attivo della bilancia commerciale per 3,9 miliardi di euro. Infine, la nota dolente: nel 2015 i consumi domestici sono arretrati del 2,7% in valore e del 2,3% in volume, per una spesa complessiva di 1,6 miliardi di euro. (nella foto, una borsa di Gianni Chiarini)

 

 

stats