Etichetta d'origine

Made in: Assocalzaturifici fa il punto in attesa del voto

Il 16 aprile il Parlamento Ue vota il regolamento che renderà obbligatoria l'etichetta Made in per i prodotti, come le calzature e l'abbigliamento, commercializzati in Europa. «L'ultima chiamata», secondo Assocalzaturifici, che ieri a Milano ha incontrato gli eurodeputati vicini al dossier. 

 

«Si tratta, in realtà, della penultima chiamata - ha precisato Patrizia Toia, vicepresidente della commissione Itre (industria, ricerca ed energia) al Parlamento Ue - poi il dossier prosegue l'iter in Consiglio». Proprio in questa sede ci si aspetta di incontrare l'ostacolo di sempre: il blocco dei Paesi del Nord, Germania e Inghilterra in testa che, al contrario dell'Italia, hanno delocalizzato gran parte (se non tutta) della loro manifattura. «Con l'avvio del semestre di presidenza italiana dell'Ue - ha dichiarato Toia - il nostro Paese ha una posizione di forza. Molto dipenderà dalla capacità di negoziare, una volta esaminati tutti i dossier, e dalla determinazione del governo italiano».

 

Lara Comi, che nell'Europarlamento fa parte della commissione Imco (mercato interno e protezione dei consumatori), si è detta fiduciosa in merito all'approvazione della direttiva in sede parlamentare, dove anche il numero dei tedeschi contrari si sta riducendo. «Ho il timore - ha ammesso Comi - che un Paese faccia blocco in Consiglio. La situazione generale migliorerà se ci sarà un'unione politica».

 

Dubbiosa Cristiana Muscardini, vicepresidente della commissione Inta (commercio internazionale) al Parlamento Ue e da lungo tempo impegnata per l'introduzione dell'etichettatura d'origine. «Se dopo il voto favorevole del Parlamento non ci sarà un'impronta forte dell'Italia all'interno del Consiglio, non riusciremo a dare speranza a tutti coloro che hanno rifiutato la delocalizzazione e che hanno bisogno dell'attenzione politica. Non per essere aiutati, ma per essere rispettati». Un altro ostacolo è che il voto al Made in è vicino alle elezioni, per cui alcuni deputati potrebbero decidere di votare contro per non mettersi in contrasto con i loro governi.

 

Ciò che si prepara ad approvare il Parlamento, in realtà, è un più ampio Regolamento comunitario sulla sicurezza dei prodotti entranti in Europa, che nell'articolo 7 prevede l'obbligatorietà dell'indicazione d'origine. «Non si tratta di protezionismo ma di una battaglia di civiltà, nell'interesse del consumatore», ha tenuto a precisare Diego Rossetti, vicepresidente di Assocalzaturifici.

 

Battaglia che l'associazione insieme ad altre organizzazioni di categoria (come gli orafi, i produttori di pellicce ma anche quelli di piastrelle) sta portando avanti con forza. «Solo nell'ultimo anno l'associazione dei calzaturieri ha promosso una ventina di iniziative a sostegno del Made in», ha ricordato Fabio Aromatici, direttore dell'associazione dei calzaturieri. L'ennesima è stata presentata ieri, all'incontro di Milano: mentre si avvicina la data del voto, per sensibilizzare i parlamentari europei verrà regalata una scarpina da bambino, simbolo dell'alta artigianalità italiana, ma anche "veicolo" di un preciso messaggio: «Sei preoccupato per il tuo futuro? Difendi la manifattura europea: vota per il Made in - art.7».

 

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