FASHION ECONOMIC TRENDS

Per l'industria della moda un 2015 instabile. Atteso un +2,5% nel primo semestre 2016

Il 2015 verrà ricordato come un anno di «eccezionale instabilità» per l'industria italiana della moda: lo ribadiscono i Fashion Economic Trends di Camera Moda, indicando il terzo trimestre come il momento peggiore, mentre a fine anno si è verificato un recupero. I ricavi del settore dovrebbero attestarsi a 62,02 miliardi di euro, in aumento dell'1,4%.

 

Sono stati 12 mesi in ottovolante per il comparto, inteso come l'insieme di tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature. «L'andamento - si legge nei Fashion Economic Trends - è stato leggermente negativo nei primi mesi, con un boom dell'export nel secondo trimestre, un'eccezionale gelata di fatturato nel terzo e un rimbalzo nel quarto (con un +8,1% a novembre, ndr), insufficiente tuttavia a riportare il consuntivo annuale in linea con le attese alimentate da un buon primo semestre».

 

Si prevede dunque una chiusura di 2015 ancora con pochi slanci: a parte il lieve incremento del giro d'affari, si valuta che le esportazioni si attesteranno a 47,4 miliardi di euro, con un aumento contenuto (+1,1%), a causa del rallentamento di alcuni mercati chiave per il made in Italy come la Francia (-3,6% nei primi 10 mesi dell'anno) e la Germania (-1,2%) e della crisi in Russia (-33%).

 

A bilanciare i segni negativi in queste aree sono state le dinamiche positive di Regno Unito (+5,7% sempre nei primi 10 mesi), Usa (-17,1%) e Asia, con il +9,8% della Cina, il +7,8% di Hong Kong e il +14,4% della Corea. Il Giappone si ferma a un +0,3%.

 

Le importazioni del fiscal year totalizzano, secondo le stime, 30,6 miliardi di euro (+6,9%), con un +5,7% nei primi 10 mesi. In questo specifico periodo, il saldo commerciale è attivo per 14,4 miliardi, un miliardo in meno rispetto allo stesso arco di tempo dell'anno prima. Sui 12 mesi, il saldo dovrebbe attestarsi a 16,7 miliardi, contro i precedenti 18,1 miliardi.

 

Uno sguardo alle vendite al dettaglio sul nostro territorio evidenzia una lieve ripresa, pari a un +0,8% in 11 mesi, con feedback positivi relativi allo shopping natalizio. Si tratta di dati che non includono le transazioni online, equivalenti ormai al 5%, con un valore di 3,5 miliardi nel 2015. In quest'ambito l'incremento è a doppia cifra e sicuramente si può fare molto di più, visto che al nostro 5% fa da contraltare, per esempio, il 10% di Germania, Inghilterra e Francia.

 

Secondo uno studio di PostNord, il numero di consumatori che acquistano sul web nelle quattro nazioni citate si aggira sugli 80 milioni, che salgono a 89 se si include la Spagna.

 

Difficile azzardare previsioni sul 2016. Lo scenario macroeconomico indica per l'area Euro un'avanzata dell'1,8% (+1,7% riguardo ai consumi) o del 2% se si considera l'UE28. Per il Paese del Sol Levante si conferma una dinamica modesta (+1,1%). Quanto alla Cina, il tasso di crescita si è ormai stabilizzato su un +7%.

 

Quanto all'industria italiana della moda, i Fashion Economic Trends indicano per gennaio-giugno un turnover in progress, ma senza esagerazioni (+2,5%), «in assenza di shock esogeni». Una specifica che di questi tempi è d'obbligo (nella foto, la sfilata di Giorgio Armani per la primavera-estate 2016).

 

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