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Calzature ancora in stallo: anche Usa e Medio Oriente rallentano

I primi sei mesi del 2016 si rivelano ancora complessi per il settore della calzatura made in Italy. Secondo l’indagine realizzata dal Centro Studi di Assocalzaturifici, si registra un calo intorno al 2% in volume sulla prima metà del 2015, a sua volta in flessione rispetto all’anno precedente.

 

Applicando al risultato in volume le dinamiche sul prezzo segnalate dalle aziende (+0,7% sul mercato interno e +2,4% su quelli esteri), si arriva a stimare una variazione pressoché nulla (+0,1%) rispetto alla prima parte dello scorso anno.

 

Le cifre diffuse dall’Istat, relative all’export italiano di calzature nei primi cinque mesi del 2016, mostrano una leggera contrazione in volume (-0,7%), accompagnata da un +4,1% in termini di valore, grazie a prezzi medi in aumento del 4,8%.

 

Rispetto alle aree di destinazione, tiene nel complesso l’Europa a 28, dove l’Italia vende sette paia su dieci esportate: -0,7% in volume. Arretra la Francia: -5,7%. Migliora leggermente la Germania: +2,5%. Recuperano a due cifre i Paesi Bassi: +15,3%. Stabile in quantità il Regno Unito pre-Brexit.

 

I Paesi extra Ue, che dopo il crollo degli scambi del 2009 erano stati il traino del settore, segnano il passo, registrando variazioni dei flussi identiche a quelle comunitarie (-0,7% in volume e +4,1% in valore). Alla crisi sui mercati ex-sovietici e al rallentamento dell’espansione nel Far East si è aggiunta da ultimo la frenata degli Usa e del Medio Oriente.

 

Continuano a soffrire i consumi interni: il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca segnala una contrazione negli acquisti di calzature pari allo 0,7% in volume nel periodo gennaio-giugno 2016 rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, con un calo del 2,3% in termini di spesa e prezzi medi in ribasso dell’1,6%.

 

 

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