GIAPPONE

Abbigliamento e calzature made in Italy in scena in questi giorni a Tokyo

Sono in corso fino a domani a Tokyo le mostre Moda Italia-WeLoveModainItaliy e Shoes from Italy, che portano alla ribalta le proposte di 147 aziende del nostro Paese, distribuite su cinque piani del Westin Hotel. Sono attesi oltre 3mila visitatori. 

 


Inaugurate con un evento alla presenza di importanti personalità - tra le quali l'ambasciatore Vincenzo Petrone -, le kermesse fanno da trait d'union fra le nostre realtà e un mercato che tuttora si dimostra molto ricettivo verso il made in Italy. Come informa un comunicato di Cna Federmoda, la Penisola occupa il secondo posto tra i fornitori della nazione asiatica alla voce "lavori in cuoio o di pelle" (per un totale di 80 miliardi di yen) e si colloca tra i primi cinque per quanto riguarda "abbigliamento e accessori in tessuto" (43 miliardi di yen, dati 2011). 

 


Sempre lo scorso anno, la quota italiana sul totale delle importazioni giapponesi nella più generica categoria "clothing" è stata del 2,5%, in terza posizione dopo Cina (80,9%) e Vietnam (5,7%). "Le produzioni cinesi e vietnamite, se non si tratta di emanazioni di delocalizzazioni di brand - si legge in una nota - si rivolgono a un segmento di mercato basso e pertanto non rappresentano una concorrenza diretta per i nostri prodotti".

 

Continuando ad analizzare l'import in Giappone durante il 2011, nel settore abbigliamento in pelle l'Italia si è piazzata seconda, con un 23,4%, battuta solo dalla Repubblica Popolare con un 47,2%. Passando alla pellicceria, la percentuale relativa alle collezioni italiane è stata del 12,4%, con la Cina al 74,5%. Un dualismo che si ritrova nella pelletteria (con il Belpaese al 17,5%) e nel footwear: qui la Cina supera nettamente l'Italia, con un 69,1% contro un 6,5%. 

 


Ma la musica cambia nell'ambito delle scarpe in pelle, dove il nostro predominio è fuori discussione, con il 25,4%, mentre il colosso cinese si ferma al 19,5%: un primato confermato nei sotto-segmenti delle calzature al femminile e al maschile fatte con questo specifico materiale. Come sottolinea Antonio Franceschini, responsabile nazionale di Cna Federmoda, è il "saper fare" a invogliare il consumatore all'acquisto, un patrimonio "che trova le sue radici in una filiera tuttora integra". 

 


Franceschini fa notare la crescita d'interesse, da parte di potenziali committenti internazionali attivi anche nella distribuzione, verso aziende dei nostri distretti disposte a realizzare private label: un fenomeno che non fa altro che ribadire come, in un'epoca di globalizzazione, la matrice artigianale e la ricerca di eccellenza abbiano più che mai una loro ragion d'essere.

 

 

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