INAUGURAZIONI

TheMicam: apertura con dibattito (acceso) sulla contraffazione

“Made in” e contraffazione. Queste le tematiche al centro ieri della conferenza inaugurale di TheMicam. il salone della calzatura che da ieri fino a mercoledì 18 mette in mostra le novità della primavera-estate 2014 di oltre 1.600 linee. Presenti all'incontro il vice ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, il vice presidente del senato Valeria Fedeli, il presidente del comitato tecnico per la tutela del made in Italy e la lotta alla contraffazione Lisa Ferrarini e il presidente della kermesse e di AssocalzaturificiCleto Sagripanti.

 

Sul tavolo, in partenza, la domanda del giornalista Giorgio Lonardi, moderatore dell'incontro: “C'è in atto una battaglia sull'etichetta di origine obbligatoria e sul 'made in'. Una richiesta dell'Italia e dei Paesi del Sud come Spagna e Francia è quella di approvare l'articolo 7, che ingloba le norme in merito all'interno di un discorso più generale di sicurezza e tracciabilità dei prodotti, ma sappiamo che i Paesi del Nord si oppongono. Per quale ragione?”.

 

Secca la risposta di Calenda: “Perché sono mentalmente confusi. Il primo errore lo hanno commesso quando hanno deciso, in un'epoca in cui se ne parlava molto, che la manifattura non era un'industria per Paesi maturi, che l'occidente doveva occuparsi di innovazione e servizi e i Paesi emergenti della produzione". Questo modello, secondo Calenda, "non si sta dimostrando vero: oggi le analisi dicono che la manifattura ha tutto il potenziale per tornare nelle nostre aree. Tant'è vero che gli Stati Uniti, capaci di politiche industriali e commerciali molto più avvedute dell'Europa, stanno facendo un lavoro straordinario sul ritorno della manifattura. Seconda prova di confusione è che non da oggi gli Stati del Nord sono importatori più che produttori. Ma questo non vuol dire che non occorra tutelare la conoscenza da parte dei consumatori sulla provenienza dei beni che stanno comprando, garanzia che il 'made in' intende fornire e che loro ostacolano”.

 

“Però - ha avvertito il vice ministro - ora che la battaglia del  'made in' si è spostata dal piano commerciale, che metteva in gioco sospetti di protezionismo, a quello di tutela dei consumatori, sulla quale la parte avversa ha qualche problema in più a fare ostruzionismo, dobbiamo lavorare per far passare il provvedimento senza farne una bandiera, senza sventolarlo per ragioni politiche”.

 

D'accordo Valeria Fedeli, che ha aggiunto: “La sfida in Italia ora è quella di dotarci di una certificazione volontaria di trasparenza e tracciabilità condivisa con le condizioni e le regole europee e su questo fare un albo della certificazione”. Dall'esigenza di certificare la qualità complessiva del prodotto - che vuol dire creatività, trasparenza, tracciabilità, eccellenza, ma anche rispetto dei diritti sociali e qualità dei processi produttivi - si è passato a parlare della lotta alla contraffazione, che il recente ddl Severino smorzerebbe, come fa presente  Fedeli, attraverso la depenalizzazione: “Abbiamo fatto un emendamento e sono sicura che passerà, perché riguarda non solo l'etica ma l'economia del nostro Paese; la questione della legalità è davvero la pre-condizione per fare un libero dato d'impresa e di lavoro”.

 

Sul problema della contraffazione si è espressa anche Lisa Ferrarini, sollecitando la creazione degli "stati uniti" d'Europa: “Solo in questo caso potrebbe esserci una maggiore uniformità di intenti. Faccio un esempio: le dogane e la Guardia di Finanza in Italia stanno lavorando bene, i sequestri sono numerosi, però cala lo shipping nel nostro Paese. Perché? Semplice, si sdogana nei porti del Nord, dove le maglie dei controlli sono più larghe. Richiamerei l'attenzione del governo anche sugli ambulanti da spiaggia, un mondo che passa inosservato ma che va ad alimentare chissà quali canali poco legali, in Italia e altrove”. 

 

È a questo punto che il vice ministro Calenda ha promesso il ripristino dei desk di controllo della contraffazione smantellati con l'Ice. I primi tre saranno quelli di Istanbul, Pechino e Mosca, “che avranno anche il compito – ha specificato - di allertare le imprese sulle barriere non tariffarie, fenomeno dilagante, e di fornire un minimo di procedura di assistenza a questo riguardo”.

 

Cleto Sagripanti, dopo aver preso la parola sulle battaglie portate avanti anche con veemenza dai calzaturieri in sede europea per difendere il made in Italy e le sue filiere, ha concluso invitando il governo ad abbassare il cuneo fiscale, per rilanciare la competitività delle imprese nazionali “non nei confronti della Cina – ha detto – ma quanto meno del Portogallo e della Spagna. Per il resto, dobbiamo dimostrarci aperti al mondo e alla concorrenza. Più che barriere, chiediamo reciprocità tra noi e gli altri Paesi, perché l'unica arma con la quale vogliamo difenderci è la qualità dei nostri prodotti”.

 

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