In Italia

I nostri sondaggi: ripartono le vendite di womenswear

Grazie alla richiesta di borse e calzature, ma anche a una tenuta dell’abbigliamento, la moda donna in Italia archivia la stagione estiva migliore degli ultimi anni.

 

Sul mercato interno qualcosa si muove, ma il vero business si fa con l’e-commerce e il parallelo. Lo ribadiscono oltre 70 luxury multibrand in tutta la Penisola che hanno partecipato al sondaggio di Fashion.

 

Si chiude la stagione estiva per le vendite di moda donna in Italia, con un bilancio migliore del previsto, in special modo per quanto riguarda gli accessori. Inizia l’autunno, con qualche segnale positivo. 

 

Sul fronte abbigliamento, il 45% del panel testimonia vendite in linea con quelle della scorsa stagione calda, il 39% dichiara un aumento del sell out e il 16% lamenta una diminuzione. Top dei top estivi le proposte di Dolce&Gabbana, che conquistano il gradino più alto del podio, mentre quelle di Valentinoe Givenchy occupano la seconda e la terza posizione.

 

Migliori i risultati a livello di borse, calzature e piccola pelletteria: in questo caso è il 52% degli interpellati a vantare una crescita del giro d’affari, il 37% parla di valori simili a 12 mesi fa e l’11% chiude in rosso. Tra gli accessori più richiesti spiccano quelli di Fendi, al primo posto, seguiti da Givenchy,al secondo e dal Michael Michael Korse Valentino al terzo.

 

Dati che devono essere comunque interpretati in un’ottica internazionale. Pensare infatti che questi risultati - compresi quasi tutti quelli sui best seller, che sono tra gli articoli più amati dai cinesi e in generale dagli stranieri  - siano dovuti a una ripresa dei consumi interni è fuorviante.

 

La maggior parte degli intervistati che dichiara turnover in crescita, anche significativa, lo deve all’e-commerce (i cui clienti sono al 95% oltreconfine) e/o al parallelo - due canali che, peraltro, di frequente si sovrappongono - ma non certo alle vendite in negozio.

 

Il parallelo è stato sdoganato al punto da essere chiamato comunemente “b2b”. «Ormai quando ti siedi a fare un ordine nelle showroom di almeno sei/sette aziende di primaria importanza - confida un dettagliante - il direttore commerciale di turno chiede, con nonchalance, quale sarà la percentuale che verrà dedicata al “normale” (ovvero al business locale), all’online e al b2b».

 

«È comunque vero - aggiunge un collega - che il parallelo sta diventano una soluzione per pochi, perché gli sconti effettuati sono sempre più bassi e si riesce a guadagnare solo sui grandi quantitativi».

 

Inoltre, i brand cominciano a fare dei distinguo: «Il via l’ha dato una storica griffe italiana,  di proprietà francese, riducendo a cinque multimarca i referenti per il b2b, con la motivazione di voler tutelare l’immagine della propria collezione anche in questo business - prosegue il commerciante -. Pure Farfetch.com ha adottato, per questo marchio, la stessa strategia, riducendo a sei - quattro italiani, un francese e l’inglese Browns (adesso di sua proprietà) - i multibrand che possono venderlo. Non è escluso che lo faccia per altre aziende».

 

Non a caso, nonostante la piattaforma di José Neves resti fondamentale per il business online del dettaglio indipendente italiano, molti commercianti si stanno attrezzando con un proprio e-commerce, in modo da proteggersi le spalle da eventuali altre scelte penalizzanti di Farfetch.

 

L’articolo completo è pubblicato sul numero 14 di Fashion, in distribuzione in questi giorni (nella foto, un'immagine della boutique Luisa di Rimini, che ha riaperto dopo un conpleto restyling).

 

 

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