Industria tessile

Filati made in Italy: -7% i ricavi con la flessione dell'export

Nelle stime di Sistema Moda Italia, la filatura italiana archivia un 2012 con una flessione del fatturato del 7% a 3,14 miliardi di euro, dopo due anni di forti recuperi. Il calo riflette il -7,5% subito dalle esportazioni, scese a 922 milioni di euro (nella foto, il filato in cotone peruviano Pima dell'azienda tessile lombarda Iafil).

 

Molto più consistente la contrazione delle importazioni, che scendono a 864 milioni (-19%): ne risulta un saldo commerciale in attivo per 58 milioni, dal disavanzo di 71 milioni registrato nel 2011.

 

Un'analisi più dettagliata, che si riferisce ai primi nove mesi del 2012, mostra una tenuta delle esportazioni di filati cardati in lana (+0,4% a 184 milioni), contro un -7% di quelli pettinata (a 207 milioni). Unico segmento in controtendenza è quello dei fili in lino, in progresso del 24,6% ma di scarso peso sull'export globale (23 milioni di euro).

 

Le proposte cardate sono state acquistate soprattutto da Hong Kong (+21% la performance a nove mesi), mentre la Cina è alla sesta posizione (+16%). Anche se ha ridotto i budget del 17,7%, l'ex colonia britannica è al primo posto pure tra i maggiori clienti di fili pettinati, seguita da Romania (-1,2%) e Cina (+16%). Per quanto riguarda il cotone, invece, l'export si è orientato principalmente verso Germania (nonostante il -30,7%), Repubblica Ceca (-2,4%) e Austria (-22%). Quest'ultima è anche il terzo acquirente di misti chimico/lana (+10,9%), preceduta da Romania (-25,6%) e Turchia (-14,7%).

 

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