L'UOMO NEL 2012

Lieve crescita del menswear, sostenuta dalla domanda estera

Nelle stime di Sistema Moda Italia, il business dell'abbigliamento maschile archivia il 2012 con ricavi pari a 8,6 miliardi di euro, in aumento dell'1,9% rispetto all'anno prima. I progressi maggiori sono da attribuire all'export che, seppure in decelerazione, segna un +2,4%, arrivando a sfiorare i 5 miliardi.

 

L'import, al contrario, è diminuito del 9,4% a 3,5 miliardi. I due flussi determinano un saldo commerciale attivo per 1,4 miliardi di euro, dai 981 milioni di un anno prima. I maggiori clienti del menswear italiano restano le nazioni dell'Ue a 27 Paesi, sebbene il valore risulti in calo, da un'analisi di Smi dei primi nove mesi dell'anno: -1,5% a 2,2 miliardi di euro.

 

I mercati extra-europei hanno contribuito per 1,9 miliardi, mettendo a segno un +9,7%. Da un'analisi dei primi 15 buyer, spicca in cima alla lista la Francia, i cui acquisti risultano però in calo del 2,7%. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto con un vistoso +9,2%, seguiti dalla Germania (+8,9%) e dal Regno Unito (+7,7%). La Russia è settima (+4,7%) seguita dal Giappone (+4,6%) mentre la Cina è il 12esimo cliente del nostro Paese (+2,3%) ma è anche il primo fornitore di abbigliamento uomo, nonostante il netto calo (-16,3%).

 

Per quanto riguarda la domanda interna, invece, i ricercatori stimano per il quinto anno consecutivo un calo, che nell'anno solare 2012 è di circa il 4,7%: una performance che tiene conto di una contrazione delle vendite senza precedenti relativa all'autunno-inverno 2011/2012, pari al 6% (dal -2,5% della stagione 2010/2011). Nella stessa stagione il decremento ha interessato tutte le formule distributive, con la sola eccezione della voce "altri canali" (outlet, e-commerce e spacci aziendali), che ha messo a segno un +42%. Il dettaglio indipendente ha accusato un -10% e le catene un -3,8%.

 

Rilevazioni campionarie condotte da Smi tra le aziende attive nel menswear rivelano che il 56% propende, nel breve periodo, per una “stabilità” delle condizioni congiunturali sperimentate nel 2012, mentre il restante 44% teme un peggioramento.

 

Quanto agli ordini relativi alla prossima primavera-estate, pur alla luce di statistiche solo parziali al momento della raccolta dati ultimata lo scorso ottobre, viene confermata l'aspettativa di una bassa crescita del mercato estero, contro una situazione interna negativa.

 

"Il 2013, così come il 2012, si caratterizzerà per una spinta proveniente soprattutto dalle aree extra-Ue - prevedono gli analisti - anche se, almeno nei maggiori mercati europei, si prospetta un miglioramento rispetto a quanto sperimentato nell’anno appena concluso".

 

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