Made in Italy

Prometeia-Ice stimano opportunità di crescita in 12 grandi mercati

12 Paesi sono i maggiori destinatari di export made in Italy. Nel 2013 hanno acquistato moda, alimentare, arredo e meccanica per una cifra di 210 miliardi di euro (59% delle esportazioni totali). Ma con le giuste strategie c'è ancora margine di crescita.

 

Secondo lo studio di Prometeia e Ice "Made in Italy e grandi mercati: ritorno al futuro?" commissionato da Comitato Leonardo, e presentato ieri al suo 13esimo forum, i 12 big buyer assorbiranno il 57% delle importazioni mondiali nel prossimo triennio. Se l'Italia mantenesse l'attuale quota di mercato, vorrebbe dire 28 miliardi di esportazioni aggiuntive nel 2016 (più della metà del totale mondo, stimato a 50 miliardi).

 

Il nucleo dei grandi clienti è costituito da europei come Germania, Francia, Inghilterra, Spagna e Svizzera, ma sono presenti anche Usa e Giappone, nonché Paesi di più recente industrializzazione (Turchia, Russia, Cina, Brasile ed Emirati Arabi). Insieme rappresentano poco più di un terzo della popolazione mondiale e generano due terzi della ricchezza globale.

 

In questi territori, per tutte le merceologie considerate, l'Italia rientra tra i fornitori di fascia alta grazie a stile, design, qualità e originalità, come riconoscono gli opinion leader interpellati dai ricercatori. Il gruppo dei 12, stando all'indagine, fungono anche da avamposti per raggiungere zone più periferiche e rischiose, che consentono un premium price superiore di almeno il 50% rispetto alla media dei mercati esteri.

 

Secondo Prometeia-Ice un strategia commerciale più omogenea per penetrazione e copertura geografica implicherebbe un guadagno potenziale di circa 170 miliardi alla fine del triennio. Questo nell'ipotesi che il posizionamento italiano nei 12 riesca a portarsi sui livelli detenuti nei quattro storici partner europei (Germania, Francia, Svizzera, Regno Unito).

 

Il report presentato ieri fa previsioni anche per quanto riguarda i tassi di crescita medi annuali delle importazioni mondiali di moda nel triennio 2014-2016. In mercati "familiari" come la Germania e la Francia è atteso, rispettivamente, un incremento tra il 3 e il 4% e oltre il 5% (a prezzi correnti). L'aumento in Gran Bretagna è invece stimato del 9% circa. Nei mercati "premium", gli Usa dovrebbero registrare un +10% annuale dell'import di moda. Per gli Emirati Arabi è previsto un tasso di crescita annuo superiore al 14%, contro una performance sotto il 6% del Giappone. Tra i mercati definiti "ibridi" spicca il +10% annuale del Brasile, nei tre anni. Cina e Russia dovrebbero procedere a un ritmo dell'8% circa, mentre per la Turchia si stima un +5% circa annuo.  

 

In conclusione il report fa emergere opportunità che il made in Italy può cogliere, forte di un'eccellenza qualitativa riconosciuta, ma anche punti da migliorare. Gli studiosi parlano di approcci al mercato poco informati e non sufficientemente strutturati, soprattutto quando si tratta di logistica, distribuzione e servizio al cliente.

 

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