Materie prime

Prezzi del cotone ai minimi. E gli analisti profilano altri ribassi

Il prezzo del cotone è sceso sotto i 60 centesimi di sterlina quest'anno, toccando il più basso livello dal 2009, a causa dell'offerta abbondante e della politica cinese, a supporto dei coltivatori locali. Un effetto positivo per la moda ma non per i produttori. 

 

Condizioni climatiche favorevoli - come si legge sul Financial Times - hanno permesso abbondanti raccolti. Ma ad avere distorto l'andamento dei prezzi del cotone è stata soprattutto la Cina, che tra il 2013 e il 2014 ha concesso 5,1 miliardi di dollari di sussidi, acquistando la materia prima a prezzi fissi e creando enormi stock. Tanto che le riserve sono cresciute di sei volte dal 2010 portando la Repubblica Popolare a detenere il 60% delle riserve mondiali di cotone. All'inizio di quest'anno il governo cinese ha cambiato politica preferendo il sovvenzionamento diretto dei produttori.

 

Per avere un termine di paragone, tra il 2013 e il 2014 gli Usa hanno sostenuto le loro 18mila aziende produttrici concedendo 453 milioni di dollari, stando ai dati forniti da Icac (International Cotton Advisory Committee). L'organizzazione intergovernativa ha stimato che i sostegni ai produttori di cotone hanno raggiunto nel mondo la cifra di 6,5 miliardi di dollari, comprese le assicurazioni sulla perdita del raccolto e le azioni per il mantenimento di prezzi minimi. Una delle più alte, se si confrontano altri prodotti agricoli, che spiega come mai il cotone è la commodity più al centro di dispute commerciali.

 

Gli economisti ipotizzano ora che un'ulteriore diminuzione dei prezzi porti a un eccessivo incremento delle scorte globali e che per vedere un recupero delle quotazioni bisognerà tagliare la produzione mondiale. «I sussidi - dice José Sette, executive director di Icac - riducono le preoccupazioni nel breve periodo, ma al prezzo di prolungare la discesa dei prezzi. Nulla è gratis in questo mondo». E aggiunge: «Ci aspetta un trend discendente delle quotazioni, finché avremo a che fare con questi livelli delle scorte». Trend che prima o poi andrà a colpire aree low-income fornitrici come quelle dell'Africa sub-sahariana.

 

Delle flessioni delle quotazioni ne beneficerà invece il tessile-moda. Come riportato di recente da Il Sole 24 Ore, secondo le previsioni della società di ricerche e consulenza Prometeia il 2014 dovrebbe chiudersi con un -9% del prezzo medio in euro, a cui dovrebbe seguire un -14% nel 2015.

 

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