PAESI IN EMERGENZA

Da Società Italia una lettera aperta sull'Ucraina

Riceviamo e pubblichiamo, da parte di Tatiana Souchtcheva e Roberto Chinello (Società Italia), una lettera aperta sulla situazione in Ucraina.

 

«Non si può non ritornare - scrivono Tatiana Souchtcheva e Roberto Chinello, a capo di Società Italia, realtà che da oltre 20 anni promuove la moda italiana e internazionale sul territorio dell'ex Urss - a quello che sta accadendo in un Paese con il quale solo fino a pochi mesi fa si lavorava e si facevano affari in modo pacifico, tranquillo e anche decisamente proficuo. Il canale retail multibrand comprendeva numerosissime boutique all’avanguardia, che vendevano principalmente “made in Italy". 

           

Non c’è dubbio - proseguono - che ci troviamo di fronte a una questione politica molto complicata, ma ci sembra ugualmente importante porre attenzione alla concretezza dei fatti. Ogni giorno, da febbraio, si registrano decine e decine di vittime civili; il governo ucraino attacca il suo stesso popolo, la gente del Sud-est che non è d’accordo con la politica di Kiev. Una situazione angosciosa ma, attualmente, nessuno si fa avanti per individuare vie alternative per portare al dialogo e alla pacificazione.

 

In ogni caso gli attacchi militari, oggi come oggi, coinvolgono principalmente i civili. È proprio la crudeltà con la quale vengono colpiti i centri abitati, uccidendo bambini, donne e anziani ogni giorno e ogni notte in Ucraina, che ci fa  scrivere queste righe per protestare...

 

C’è davvero grande incertezza, che causa tanta confusione e smarrimento. L’opinione pubblica ucraina è divisa. Da una parte c’è chi dimostra compassione per i profughi, piange per le vittime civili, soccorre i feriti, aiuta i bimbi evacuati dagli orfanotrofi di Donetsk verso la Russia e a Kharkov, sul confine.

 

Dall’altra, c’è chi sostiene l’armata nazionale ucraina che ha reclutato forzosamente uomini senza alcuna esperienza militare, addirittura ragazzi, anche giovanissimi. Molti di loro non hanno nessuna voglia di combattere contro il proprio popolo ma non hanno scelta, se non lo fanno sono considerati disertori.

 

Alcuni dei nostri clienti, purtroppo, stanno vivendo in prima persona questo terribile momento. Comunicando con loro, ci si rende conto che nelle loro città il conflitto viene sentito e vissuto in modo diverso, anche diametralmente opposto.

 

Ad esempio, a Kharkov c’è chi si dà da fare concretamente raccogliendo fondi per la Croce Rossa ed è allarmato dal rifiuto di molti concittadini, anche delle classi più elevate, di vedere i fatti, credendo che tutto ciò possa servire per un futuro migliore.

 

A Kiev, invece, c’è chi critica i separatisti russi e sostiene il nuovo governo ucraino. Ma sempre a Kiev c’è chi protesta, avendo famigliari sotto le armi senza ricevere più notizie da loro, e non essendo tenuto al corrente del quadro reale dei combattimenti.

 

Circolano voci in base alle quali sarebbero già morti migliaia di soldati, ma Kiev ha dichiarato “solo” 250 vittime. A Odessa, chi vorrebbe capire meglio non trova riscontro sui mezzi d’informazione locali e cerca sul web fonti più autorevoli.

 

Gli abitanti di Donetsk si sentono imbrogliati, perché gli aiuti economici europei e americani, che avrebbero dovuto portare un po’ di benessere, sono stati invece impiegati per armare e distruggere.

 

Si calcola che ad oggi ci siano circa 500mila profughi, che hanno cercato rifugio in Russia, poiché al momento sembra essere l’unica a prendersene cura, offrendo loro ospitalità e anche lavoro!

 

L’Europa sembra non ascoltare le richieste del presidente Putin di intervenire diplomaticamente, ma con più incisività, per far cessare le azioni militari di Kiev, almeno contro i civili. Si potrebbero ancora salvare migliaia di innocenti.

 

Soprattutto dopo il disastro aereo del 17 luglio scorso con 298 vittime, tutti i passeggeri e l’equipaggio di un volo Malaysia Airlines, il mondo intero dovrebbe gridare di fermare questa guerra. In Europa il comune cittadino non riesce ancora a capire come stiano le cose nella realtà.

 

Come per il conflitto israelo-palestinese, le cronache riportano posizioni molto contrastanti ed è veramente complicato farsi un’idea precisa sui fatti. Questi nuovi scenari riportano ad invocare almeno una “tregua”, che possa aiutare a comprendere cosa sta accadendo veramente e che preceda e prepari alla pace.

 

L’Italia è un Paese che trae grandi benefici dalle relazioni commerciali con la Russia e con l’Ucraina. I rapporti fra italiani e russi, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, sono sempre stati amichevoli e di grande e reciproca ammirazione.

 

Sarebbe lecito che l’Italia provasse a comprendere e analizzare più a fondo che cosa sta accadendo realmente, cercando di far sentire la sua voce al riguardo.

 

Da parte nostra, essendo impegnati attivamente nei rapporti bilaterali fra i due Paesi, chiediamo di opporci unanimemente e pacificamente ai continui bombardamenti sui civili! Non possiamo e non vogliamo stare a guardare mentre si stanno uccidendo persone disarmate e innocenti, donne, bambini e anziani!». (nella foto, Roberto Chinello e Tatiana Souchtcheva alla recente edizione della Florence White Night, organizzata a Firenze durante lo scorso Pitti Bimbo).

 

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