PELLICCERIA

La pellicceria frena nel 2016, ma all’orizzonte ci sono segnali di ripresa

Alla vigilia del salone TheOneMilano, il presidente Norberto Arbertalli lancia un grido d’allarme: «Quello passato è stato uno degli anni più difficili, a livello economico e geopolitico, che le imprese della moda abbiano mai sperimentato».

 

«Lo dicono tutti gli operatori, che puntano il dito anche sui cambiamenti nel comportamento dei consumatori e sulle difficoltà in cui si trovano le aziende, costrette a produrre in meno tempo e con meno margini», aggiunge.

 

Venendo ai numeri della pellicceria, una componente importante del product mix della nuova rassegna della moda, che va in scena dal 24 al 27 febbraio a Fieramilanocity, la ricerca di mercato realizzata da PwC Italia segnala che l’export italiano è calato, a livello wholesale, del 5,3% a 246 milioni di euro.

 

«A questo risultato negativo ha contribuito la difficile situazione dei mercati esteri, in particolare di quello russo e dei Paesi dell’area Csi, dove svalutazione del rublo e sanzioni economiche hanno determinato una flessione del 42% dell’export italiano di prodotti di pellicceria negli ultimi due anni» nota Roberto Scarpella, presidente dell’Associazione Italiana Pellicceria.

 

Nel 2016 si è aggiunta l’inversione di tendenza degli Usa (-19%) e quella di mercati tradizionali come la Francia (-14%) e la Svizzera (-11%). Fortunatamente ci sono stati anche segnali di ripresa: in progressione si sono dimostrati Ucraina (+44%), Giappone (+29%), Romania (+32%) e Austria (+22%).

 

Stabili invece i consumi in Italia, se non in leggero incremento: +0,8% è il dato che emerge, per 559 milioni di euro. Tuttavia, si assiste nel 2016 a una flessione del valore della produzione a livello di façon dell’11,1%, a quota 502 milioni di euro.

 

«Questo dato va letto tenendo in considerazione il forte calo del prezzo medio delle pelli vendute alle aste - afferma Scarpella -. Il prezzo medio del visone è sceso di quasi il 50% da febbraio 2015 a febbraio 2016. La contrazione dell’11,1% viene parzialmente riassorbita nelle fasi successive della produzione a livello di wholesale e retail, grazie al mark up legato alla confezione e al contenuto di ricerca e stile dell’articolo, riducendo la flessione a meno del 5%».

 

Il valore del wholesale si attesta a 711 milioni di euro, contro i 748 del 2015. Quello del retail a 1.342 milioni di euro, contro i 1.394 dello scorso anno.

 

 

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