Pitti Uomo 92

Italia in calo, tiene l'estero. Napoleone: «Mai parlato di cambio date»

Confermati i risultati parziali della scorsa settimana: il salone fiorentino del menswear è stato visitato da oltre 30mila operatori. 19.400 i buyer, di cui 8.400 stranieri. In calo gli italiani, a -9%. E Raffaello Napoleone mette i puntini sulle i: «Pitti Uomo non ha in programma alcuno spostamento del salone dagli attuali slot».

 

«Smentisco in modo categorico le notizie apparse su alcuni mezzi di informazione – afferma Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – secondo le quali avrei ipotizzato un cambiamento di date nel calendario delle presentazioni maschili. Pensavo di aver già chiarito la questione in modo informale nel corso di vari colloqui successivi alla prima uscita della notizia, ma evidentemente serve qualcosa di più ufficiale».

 

L'a.d. di Pitti Immagine si riferisce ad alcune considerazioni fatte in margine a un evento svoltosi nel corso del salone, riferite all'attuale situazione dei calendari moda: «Una sorta di excursus storico sulla dinamica dei calendari negli ultimi 20 anni e una semplice ricognizione sull’attuale situazione a fini più che altro di cronaca è stata fraintesa e trasformata in un (inesistente) annuncio di imminenti cambiamenti da parte di Pitti Uomo», ha sottolineato.

 

«La verità  - ha puntualizzato - è che Pitti Immagine non ha in programma alcuno spostamento del suo salone dagli attuali slot invernali ed estivi. Inoltre desidero ribadire che la continuità e la complementarietà con la fashion week maschile di Milano funzionano bene e che il sistema italiano si chiama sistema proprio perché sulle questioni strategiche nazionali (come i calendari) Firenze e Milano lavorano – hanno sempre lavorato e lavoreranno – di concerto e in totale sintonia».

 

Napoleone ha anche analizzato i dati di affluenza al salone, che hanno evidenziato un calo sensibile delle presenze italiane rispetto all'edizione record del giugno dello scorso anno: «Un dato su cui ha influito non poco il massiccio sciopero dei trasporti: sia sulle presenze del giovedì sia su quelle del venerdì, sia sulla pianificazione dei quattro giorni. Un vero peccato».

 

Per quanto riguarda l'estero, ha proseguito, «sono da mettere in evidenza i risultati positivi nei numeri dei negozi da Giappone (+4%), Spagna (+2%), Olanda (+3%), Stati Uniti (+6%), le crescite dei buyer da Corea del Sud (+5%), Russia (+10%), Nord ed Est Europa, Australia (+9,5%) e Canada (+13%), a fronte della sostanziale stabilità di Francia, Turchia e Olanda e di una certa flessione cinese, inglese e tedesca».

 

La classifica dei primi 20 Paesi presenti vede in testa la Germania (907 buyer), seguita da Giappone (825), Spagna (640), Regno Unito 507), Olanda (435), Cina (385), Francia (363), Svizzera (296), Turchia (369), Usa (276), Corea del Sud (241), Belgio (268), Russia (219) Austria (174), Portogallo (148), Svezia (144), Grecia (128), Danimarca (116), Polonia (96) e Canada (77).

 

 

«La fedeltà dei compratori a Pitti Uomo – ha spiegato Napoleone - si misura sul medio-lungo periodo: nelle edizioni estive, tra il 2009 e il 2017 i compratori esteri sono passati da poco più di 6mila a circa 8.000, una crescita al cui interno si sono intrecciate dinamiche diverse tra i vari paesi. Pensiamo al boom della Russia di 15 anni fa e al successivo calo: adesso i compratori russi sono nuovamente in aumento».

 

«L’andamento della Cina - ha proseguito - è altalenante, forse perché si tratta di un’economia di mercato fortemente centralizzata e perciò bastano poche direttive per cambiare di colpo il comportamento di tutti gli operatori. Gli Usa hanno superato l’anno elettorale e hanno ripreso a comprare, nel Nord Europa c’è più voglia di moda (italiana). Il Regno Unito è alla prese con il post Brexit, mentre per quanto riguarda la Germania l’unico rammarico è che lì i consumi interni sono ancora molto al di sotto delle possibilità date dalla ricchezza esistente».

 

 

Concludendo con l'Italia: «In questi anni l’altalena è stata più marcata ma il dato da segnalare è che le presenze di dieci anni fa sono pressoché le stesse di adesso. Il retail classico si è molto ristretto, i consumi interni sono rimasti stazionari. Inoltre un compratore di una grande piattaforma digitale acquista molto di più di ciò che può essere ordinato da una piccola boutique, sia pure di qualità».

 

stats