RICERCHE

Global Lifestyle Monitor di CCI: «Italiani attenti al prezzo, ma il 60% paga di più per la qualità»

È giunto all'ottava edizione il Global Lifestyle Monitor, osservatorio sulle preferenze e i comportamenti d'acquisto degli italiani e degli europei che fa capo a Cotton Council International (CCI). Per i consumatori del nostro Paese la caccia all'affare è sempre più diffusa, ma il 60% paga di più se c'è la qualità.

 

Lo studio è stato realizzato per conto di CCI, ente che si occupa della promozione del cotone americano contraddistinto dall'etichetta Cotton Usa, da un istituto di ricerca che ha preso in esame un campione di 1.010 persone di età compresa tra i 15 e i 54 anni, intervistate tra novembre e dicembre 2013.

 

Fra i dati salienti spicca l'abitudine radicata allo shopping, a prescindere dalla crisi. Il 76% degli italiani tuttora si rilassa e si diverte comprando beni utili ma anche futili. In cima alla lista c'è, per il 33%, l'abbigliamento (acquistato almeno una volta al mese dal 47%), che batte gli articoli di elettronica (24%) e le scarpe (14%). 

 

Un capitolo interessante spetta ai canali distributivi: secondo il Global Lifestyle Monitor di CCI, il 25% si indirizza alle catene e il 23% ai retailer specializzati, che battono il dettaglio indipendente, scelto dal 17%. Una percentuale in calo ma ragguardevole, se confrontata con quelle relative a mercati come gli Usa o il Nord Europa.

 

Il fattore chiave al momento di aprire il portafoglio? Il prezzo, secondo il 25% degli intervistati. Il 96% ammette di indirizzarsi, almeno qualche volta, ai modelli con almeno il 20% di sconto. In seconda posizione (17,5%) c'è l'assortimento e in terza (13,4%) le offerte speciali.

 

Fatto da non sottovalutare, il 60% del panel è disposto a pagare di più pur di impossessarsi di capi di qualità. E qui entrano in gioco i materiali, visto che il 50% ritiene che questo concetto non possa essere disgiunto da una composizione del tessuto al 100% in fibre naturali. Inoltre, il 32% sottolinea l'importanza della durata e il 35,9% quella della manifattura.

 

Il 77% controlla sempre o quasi la composizione del tessuto, il 48% considera il cotone "the best" e il 75,5% definisce "di qualità" le stoffe realizzate con questa fibra.

 

Ultima domanda: «Che fine fanno i vestiti che non si usano più?». Il 49% del campione li destina alla beneficenza, il 17,3% li regala, il 13% li ricicla, il 12,4% non li butta e solo il 4,3% li getta nella spazzatura (nella foto, un'immagine tratta dalla nuova pagina Facebook italiana di Cotton Usa).

 

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