Repubblica Popolare

Scenari e opportunità in Cina: un aggiornamento a Milano

Quando mancano circa quattro mesi al prossimo Milano Unica China a Shanghai, si torna a parlare di scenari e opportunità nell'ex Celeste impero in un convegno voluto dal salone tessile in collaborazione con Dhl. E l'Ice di Pechino indica i megatrend che favoriranno il made in Italy.

 

"Nonostante il rallentamento della Repubblica Popolare, ci si attende un arrivo di ricchezza in 20-25 città della seconda fascia, dove anche un newcomer può avviare una strategia vincente, una volta compreso il mercato", ha esordito ottimista Antonio Laspina. Tra le macrotendenze evidenziate dal direttore dell'Ice di Pechino c'è il modello di sviluppo indicato dalla nuova leadership, incentrato più sulla qualità che sulla quantità. "Arriverà a coinvolgere anche prodotti intermedi come i tessuti - ha detto Laspina - favorendo l'acquisto della produzione italiana". La mentalità del consumatore inoltre sta cambiando e non solo perché si sta cominciando a dare più peso alla qualità rispetto al brand (un fenomeno già da tempo evidente nel menswear, che ora sta "contagiando" anche il womenswear). Scandali come quelli relativi agli abiti tossici e ai mobili contenenti formaldeide stanno sensibilizzando i cinesi, orientandoli maggiormente verso il made in Italy.

 

"Il governo ha presentato un mega-piano di urbanizzazione, che nei prossimi 15 anni coinvolgerà 400 milioni di persone, per una spesa complessiva di 5 trilioni di euro", ha aggiunto il giornalista Francesco Sisci, commentatore per la televisione centrale cinese. Questo esodo andrebbe a creare quel mercato interno, base per la crescita nei 10 anni successivi. "Fra 20 anni circa, se ciò va in porto, la Cina potrebbe avere un Pil doppio di quello degli Usa, mentre 25 anni fa la sua produzione interna era circa 1/8-1/10 di quella americana - ha prospettato -. Questo piano potrebbe fallire se si innescassero tensioni con i Paesi confinanti o gli Stati Uniti, ma credo che il Paese riuscirà nel suo obiettivo".

 

All'incontro moderato dalla giornalista del Corriere della Sera, Silvia Sacchi, il capo del desk Cina di Intesa Sanpaolo, Paola Barba, ha evidenziato le varie modalità per approcciare il mercato, dalla joint venture agli accordi con un distributore locale, consigliando di registrare il marchio anche in lingua cinese e mettendo in allerta: "In Cina non c'è la cultura del diritto". Qualità, marketing, innovazione sono le leve su cui agire, secondo l'esperta della banca, che ha anche insistito sul fare rete, evitando di mettersi in competizione con i colleghi.

 

Il seminario è stato sponsorizzato da Dhl, tra i leader mondiali nella logistica che ha investito oltre 2 miliardi di euro per potenziare i servizi sul mercato asiatico. Attività che ha portato alla recente apertura di un nuovo hub presso l'aeroporto di Shanghai, che con i suoi 88mila metri quadrati di superficie è il più grande e moderno del continente. Obiettivo: facilitare la vita ad esportatori e importatori, anche del fashion. Le dogane, infatti, possono diventare una sorta di barriera non tariffaria, quando non si conoscono alla perfezione le regole degli scambi.

 

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