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Ian Rogers prepara la svolta per Lvmh: fare l'e-commerce per sé e per gli altri

A chi lo accusa di scarso rendimento da quando nel 2015 ha assunto il ruolo di chief digital officer di Lvmh, Ian Rogers sarebbe pronto a rispondere con i fatti, attraverso il lancio dell’e-commerce "in house" di Lvmh, una sorta di Net-a-porter che raggrupperebbe in un unica piattaforma i marchi del gruppo e non solo.

 

Se confermata, la notizia che viaggia sul web è di quelle destinate a cambiare in futuro molti equilibri in un settore, quello dell'e-commerce, già in subbuglio in queste settimane per l'ascesa di outisider come Farfatch e che potrebbe minacciare la leadership di gruppi consolidati come Ynap, che attualmente gestisce l'e-commerce di Emilio Pucci di proprietà di Lvmh.

 

Secondo alcuni rumors, l'ex executive di Apple, considerato un guru del digital quando lavorava nella Silicon Valley, avrebbe intenzione di lanciare una versione beta della piattaforma di e-commerce tra aprile e maggio, mentre il debutto ufficiale sarebbe in calendario a giugno.

 

Dopo il mezzo flop di eLuxury (il portale multibrand lanciato da Lvmh nel 2000 e sospeso dopo nove anni), il patron di Lvmh Bernard Arnault ha deciso di ritentante la carta dell'e-shop in house anche alla luce delle stime di mercato, secondo cui lo shopping online di lusso è destinato a moltiplicarsi nei prossimi anni, additittura a quintuplicare entro il 2025 secondo un recente report di Merril Lynch.

 

Bocche cucite su come Rogers abbia deciso di articolare l'ambizioso progetto, ma secondo fonti anonime vicine al gruppo l'idea sarebbe quella di non accontentarsi dei brand di Lvmh (16 maison di moda e accessori, tra cui Louis Vuitton e Christian Dior, oltre a sette marchi di orologi) ma di imporsi come grande aggregatore di vendite online, facendo leva anche su catene come Bon Marché e Dfs, di cui il colosso è proprietario.

 

Una mossa che ricorda, facendo i debiti distinguo, ciò che si sta registrando nel mercato dell'occhialeria, dove colossi come Kering e Lvmh (seppure in joint venture con il produttore di eyewear Marcolin) si stanno organizzando per gestire direttamente il business degli occhiali, intravedendo ampi potenziali di sviluppo, al di là delle mere royalty.

 

Considerando, infatti, una percentuale di ricavi generati dalla vendite provenienti Internet che si assesta tra il 7 e il 10%, con i sui 36,7 miliardi di euro di fatturato annui si tradurrebbe in  un teorico giro d’affari in house tra 2,6 e 3,7 miliardi.

 

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