SCARPE MADE IN ITALY

Calzature: bene l’export, ma non basta

I dati di preconsuntivo 2013, comunicati dall’Ufficio Studi di Assocalzaturifici in occasione di theMicam al via domenica, vedono una crescita della produzione di calzature italiane del 3,3% in valore e del 1,8% in volume. Il settore è sostenuto unicamente dall’export (+5,6% in valore e +2,6% in volume). I consumi nazionali sono infatti ancora drammaticamente in crisi (-6,1% in valore e -4,1% in volume).

 

Sul fronte interno a preoccupare è anche la politica dei prezzi attuata dai retailer: si calcola che nel nostro Paese il peso di sconti/svendite/saldi sia salito al 57% delle vendite totali annue in volume e che il prezzo medio delle calzature sia calato del 2,1%. «Il dettaglio multimarca indipendente è in forte sofferenza, con flessioni tra il 10 e il 15% in volume e addirittura tra il 15 e il 20% in valore» aggiunge il presidente di Assocalzaturifici Cleto Sagripanti, sottolineando come ciò «implichi una desertificazione del nostro mercato e una perdita inestimabile di un patrimonio distributivo che rappresenta uno dei vantaggi competitivi dell’industria italiana».

 

I flussi verso l’estero, che riguardano oltre l’83% della produzione italiana di scarpe, sono caratterizzati da aumenti in valore in pressoché tutte le aree di sbocco, compresa, sebbene con percentuali inferiori alla media, l’Unione Europea, che segna un +2,6%. Tuttavia, la Vecchia Europa è l’area con minori prospettive di crescita, avverte Sagripanti.

 

Incoraggianti sono i recuperi fatti registrare da Stati Uniti e Canada (+6% e +13,3% in valore rispettivamente), mentre continuano a essere particolarmente dinamici i mercati del Far East, con un  +12,7% messo a segno globalmente (+27% Cina, +10% Corea del Sud e +11,2% Hong Kong, quest’ultimo stabile però in valore).

 

Segno positivo, infine, anche per le nazioni dell’Est Europa e dell’area CSI (+8,9% nell’insieme).  Ma per le tre più importanti - vale a dire Russia, Ucraina e  Kazakistan (che pure segnano +9,2%, +7,2% e +8,8% rispettivamente) -  il sentiment degli operatori è recentemente mutato: l’inverno mite (il gelo è arrivato solo in concomitanza coi saldi), la svalutazione del rublo sull’euro e la crescita modesta del Pil in Russia, nonché le tensioni politiche in Ucraina, fanno temere in quest’area risultati decisamente meno favorevoli nell’anno in corso. (nella foto, calzature Loriblu della collezione per l'autunno-inverno 2014/2015)

 

 

 

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