STRATEGIE

Cambio di data per Chic, che si fa più giovane per i Millennials

Chic, il salone internazionale di abbigliamento e accessori, cambia data. La fiera si svolgerà infatti dal 27 al 29 settembre, anziché in ottobre in concomitanza, come nelle precedenti edizioni, con Intertextile Shanghai Apparel Fabrics e la fiera della maglieria PH Value, riunendo in un’unica piattaforma di sourcing gli operatori di settore made in China.

 

Intanto l'edizione primaverile di Chic, che si è svolta dal 14 al 16 marzo si è conclusa con un numero di visitatori in crescita: sono stati quasi 113mila gli addetti ai lavori che hanno fatto visita agli stand dei 1.210 espositori presenti al National Exhibition and Convention Center di Shanghai.

 

Rispondendo alle numerose sollecitazioni provenienti dal mercato e da una significativa parte degli stessi espositori, gli organizzatori dei saloni hanno ritenuto opportuno procedere a un riposizionamento temporale, anticipando al mese di settembre l’edizione di ottobre.

 

Questa data segna un altro, importantissimo, “new beginning” del salone che, dopo la decisione di traslocare da Pechino a Shanghai tre anni fa, ormai è lanciato verso un impatto sempre più innovativo e autorevole nel mondo del fashion internazionale. Un percorso di affermazione già avviato in occasione dell’ultimo salone in cui tutto è stato rinnovato e in cui è stato sancito il posizionamento su una moda sempre più rivolta ai giovani, ovvero i Millennials che anche in Cina costituiscono il target più ricercato dalle aziende.

 

«I consumatori in Cina - spiega Chen Dapeng, executive vice president della China National Garment Association e capo di Chic - stanno evolvendo rapidamente. Oggi il mercato chiede uno stile giovane e personale. L'offerta quindi deve rispecchiare le esigenze di questo target e l'industria della moda cinese deve diventare sempre più innovativa, affrontando le sfide tecnologiche. Questa è la direzione verso cui Chic spinge le aziende espositrici».

 

«Oggi - prosegue il manager - il consumatore più giovane ed evoluto compie le sue scelte di acquisto in base ai bisogni: non guarda se un marchio è cinese o europeo o americano, ma solo quale prodotto gli sta meglio, senza dimenticare il rapporto qualità-prezzo, sempre più centrale».

 

Tra i quasi 1.400 fashion brand schierati nel maxi-padiglioni hanno tenuto banco designer in ascesa come Jpe, Monkey King, Shan Zi, ma anche colossi locali come il Gruppo Ruyi (che ha appena acquisito il controllo di Bally) e che a Chic era presente con Sandro, Maje, Aquascutum, e gli altri brand in portafoglio. Presente anche il Gruppo Semir (oltre 9mila clienti in tutta la Cina) con il marchio di abbigliamento maschile GSON, Saint Andrew e l'etichetta kidswear Balabala.

 

Non ci sono ancora dati ufficiali sui visitatori all'interno del padiglione La Moda Italiana, ma ogni giorno la piattaforma espositiva dedicata alle aziende italiane e promossa da Ente Moda Italia e Agenzia Ice, in collaborazione con Sistema Moda Italia e Assocalzaturifici, era presidiata dai buyer.

 

Soddisfazione fra i debuttantidel salone  tra cui Giorgetti Cashmere e Giovanna Nicolai, mentre le aziende di pellicceria si sono confermate le più ricercate, con gli stand di Fontani, Manzoni 24 e Grandifur sempre affollati.

 

Buoni affari anche per il marchio di calzature Fessura, che ha spostato in Cina la produzione e che in questo mercato ha aperto già 10 monomarca. «Ma non rinuncerei mai a venire in fiera - racconta il titolare Andrea Vecchiola - è il luogo migliore dove incontrare nuovi partner con cui pianificare nuove aperture. L'importante è non perdere tempo, il compratore cinese ha fretta. se vuole una cosa non puoi chiedergli di aspettare troppo tempo».

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