Scenari

Con Kering Eyewear Pinault avvia la sua "rivoluzione": prospettive, pro e contro

 

Prende forma la "rivoluzione" di Kering nell'ambito dell'occhialeria. Dopo che lo scorso settembre è stato annunciato che le montature vista e sole del marchio ammiraglio Gucci non sarebbero state più appannaggio di Safilo, ma sarebbero diventate il fulcro della nuova Kering Eyewear, è il momento di passare alla fase due. In vista una possibile ricapitalizzazione.

 

In questi giorni i media danno risalto alle prime notizie relative all'esordiente divisione del colosso francese, guidata dall'ex ceo di Safilo Roberto Vedovotto, che ha voluto in squadra un altro manager proveniente dall'azienda veneta, Massimo Lisot.

 

Secondo indiscrezioni, Vedovotto e Lisot - che in Safilo era responsabile dell'area business e development - deterrebbero rispettivamente il 30% (ma c'è chi parla del 35%) e il 10% (o 5%?) della divisione, che scegliendo per i suoi headquarters Padova diventa di fatto "vicina di casa" di Safilo.

 

In base a quanto riporta alcuna stampa finanziaria, «non è escluso che con una futura ricapitalizzazione la quota in capo al gruppo guidato da François-Henri Pinault (nella foto), oggi al 60%, aumenti ancora». Fermo restando che lo statuto sociale vieta fino all'ottobre 2019 qualsiasi trasferimento di quote, a meno che non sia esplicitamente autorizzato dagli altri due soci, e che esiste un diritto di prelazione a favore di ognuno dei tre soci in caso di cessione delle rispettive partecipazioni.

 

Ci si interroga sui pro e contro dell'operazione, destinata a coinvolgere le altre licenze, anche se per ora non si hanno dettagli in merito: Alexander McQueen, McQ, Saint Laurent (i cui accordi scadono nel 2015) e Bottega Veneta, in scadenza nel 2020.

 

Su Business of Fashion si cita un rapporto di Exane BNP Paribas, che descrive la svolta dettata da Kering come una vera rivoluzione, volta innanzitutto a presidiare in modo più mirato i mercati, in particolare quelli emergenti tra cui la Cina, in base a una brand strategy più compatta e coerente.

 

«Riportando l'eyewear in casa - si legge - Kering sarà in grado di accrescere le vendite dirette, fornendo una leva significativa alle proposte top di gamma» e rafforzando il legame con i clienti "aspirazionali", che non hanno accesso al ready-to-wear di realtà come Gucci, ma che seguono e apprezzano marchi di questo tipo.

 

Non mancano però costi e rischi: Luca Solca, head of luxury goods di Exane BNP Paribas, sottolinea che Kering si sta muovendo in un territorio inesplorato e che il gioco varrà la candela, solo se l'eyewear business del gruppo saprà crescere al di là di quanto avrebbe potuto fare con Safilo. Certo, sottolinea Solca, il timone è tenuto da un capitano di lungo corso quale è Vedovotto, il che rappresenta una certezza non da poco.

 

Da non dimenticare i costi che il passaggio ha comportato, in primis i 90 milioni pagati a Safilo per la rescissione anticipata del contratto, anche se è prevista la firma di un accordo strategico di partnership di prodotto (per lo sviluppo e la manifattura delle montature della griffe della doppia G), che durerà dal gennaio 2017 al dicembre 2020. Ci sono poi gli oneri relativi a un business tutto da costruire e a una distribuzione da riorganizzare.

 

Safilo, dal canto suo, privato delle sicurezze legate a Kering, deve a sua volta fare i conti con una situazione di maggiore fragilità.

 

Cosa faranno gli altri player del lusso? Solca ritiene che, almeno inizialmente, adotteranno un atteggiamento "wait and see", decidendo di seguire le orme dei francesi solo se vedranno che il nuovo corso sarà realmente vincente.

 

Qualche tempo fa Massimo Vian, neo amministratore delegato di Luxottica (nel cui portafoglio gravitano nomi come Dolce&Gabbana, Armani e Prada) aveva dichiarato: «Osserviamo quello che succede, ma non consideriamo la scelta di Kering una minaccia». «Sappiamo che le partnership avviate sono solide - aveva aggiunto - e che si basano sulla forza della rete e di una catena che va dal design al prodotto, fino al mercato».

 

 

stats