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Childrenswear italiano: indicazioni positive dai primi mesi del 2016

Nel primo trimestre 2016 l'abbigliamento made in Italy per i bébé ha realizzato un incremento dell'export del 3,5%, in Europa sostenuto dagli acquisti di Francia (+6,5%) e Spagna (+2,6%), mentre UK e Germania hanno ridotto gli ordini (-3% circa).

 

Lo evidenzia un'analisi di Smi-Sistema Moda Italia (su dati Istat) pubblicata alla vigilia di Pitti Bimbo, che elenca tra i mercati extra-Ue più dinamici gli Stati Uniti (+41%) e l'Arabia Saudita (+51%), mentre la Russia resta in flessione (-17%).

 

Anche dalle vendite in Italia arrivano segnali positivi: nei primi due mesi del 2016 i consumi di moda junior hanno registrato un incremento dello 0,8%.

 

Le aziende italiane di abbigliamento infantile (nella foto, un look Mimisol primavera-estate 2017) hanno archiviato il 2015 a circa 2,7 miliardi di fatturato, in aumento dell'1,7% rispetto al 2014, che era terminato con un +2,4%. Il report di Smi stima un rallentamento della crescita anche dell'export, che si è attestato a 997 milioni (+5,3% dopo il +7,7% del 2014).

 

Il saldo commerciale del settore è rimasto negativo, a 790 milioni di euro, a causa delle importazioni, salite del 6,7% a 1,8 miliardi di euro.

 

I consumi interni di abbigliamento junior nel 2015 hanno registrato un -0,7%: una performance tra le migliori di tutto il tessile-abbigliamento nazionale, come osservano gli analisti di Smi, specie se confrontata con l'adulto. Il segmento "bambino" è stato penalizzato tanto quanto quello "bambina" (-0,8% e -0,9% rispettivamente) mentre il "neonato" ha rivelato un +0,4%.

 

In termini di sell-out per canale distributivo, le famiglie italiane hanno preferito le catene distributive (+4,7%), hanno comprato nei web store (+5,1%) a scapito del dettaglio indipendente (-16,6%). In contrazione anche gli outlet (-12,8%) e gli ambulanti (-30%).

 

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