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Lvmh guida la Top 75 delle aziende del lusso. Luxottica prima delle italiane

Deloitte ha stilato la classifica delle 75 maggiori aziende del lusso mondiale. Al vertice c'è il colosso francese Lvmh, con oltre 21 miliardi di dollari di ricavi legati al lusso realizzati nel 2012. La prima luxury company italiana è Luxottica (quarta nella lista, con 9,11 miliardi).

 

Nei primi 10 ci sono anche Compagnie Financière Richemont (n.2 della classifica, con 12,39 miliardi di dollari fatturato relativo ai beni di lusso), The Estée Lauder Companies (n.3, con 10,18 miliardi), Swatch Group (n.5, con 8,32 miliardi), Kering (n.6, con 7,99 miliardi), L'Oréal Luxe (n.7, con 7,16 miliardi), Ralph Lauren Corporation (n.8, con 6,94 miliardi), Shiseido Company (n.9, con 5,52 miliardi) e Rolex (n.10, con 5,12 miliardi). Queste 10 realtà rappresentano, sommate, il 54,6% delle vendite di beni di lusso del campione di 75 gruppi del settore esaminati da Deloitte. Infatti totalizzano 93,8 miliardi di dollari, dei 171,77 miliardi totali.

 

Nella classifica dei 75 l'Italia conta 23 società. «È il Paese maggiormente rappresentato - specificano i ricercatori della società di consulenza - nonostante le dimensioni ridotte delle proprie aziende. Il fatturato dei 23 rappresenta il 18,6% di quello complessivo, generato dai 75 della lista, contro il 27,4% degli 11 gruppi francesi». Mediamente queste realtà hanno registrato una tasso di crescita pari al 12,4% nel 2012, quasi in linea con la media complessiva (12,6%), ma inferiore a quello della rivale Francia (19,4%) e della vicina Svizzera (+14,5%). «Alcune realtà come Prada, Ferragamo e Moncler - sottolineano da Deloitte - mostrano tassi di crescita ben al di sopra della media del Paese e paragonabili a quelli registrati dai colossi svizzeri e francesi».

 

Le prime 10 italiane della Top75 sono, dopo Luxottica, Prada (14esima tra i 75 gruppi), Giorgio Armani (20esimo), Only the Brave (23esimo), Max Mara (26esimo), Ermenegildo Zegna (27esimo), Safilo (28esimo), Salvatore Ferragamo (29esimo), Gruppo Tod's (32rsimo) e Dolce&Gabbana (33esimo).

 

«Nonostante il periodo economico travagliato - commenta Patrizia Arienti, Emea Fashion & Luxury leader di Deloitte - le aziende di beni di lusso hanno registrato risultati migliori rispetto alle aziende di prodotti di consumo e all’andamento delle economie globali in generale. Per il resto dell'anno, ci aspettiamo un’ulteriore ripresa delle economie sviluppate, mentre permangono alcuni rischi legati ai mercati emergenti. I risultati del lusso dipenderanno non solo dalla crescita economica ma soprattutto da fattori quali i flussi turistici, la tutela della proprietà intellettuale, la propensione dei consumatori al risparmio e il cambiamento nelle dinamiche di distribuzione del reddito». Patrizia Arienti ipotizza inoltre un incremento di M&A nel segmento luxury «finalizzate alla crescita, all'internazionalizzazione e all'aumento della quota di mercato dei player del lusso».

 

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