Strategie

Canada: nuove prospettive con l'approvazione del Ceta

Salito alla ribalta in seguito alla recente approvazione del trattato Ceta, l'intesa commerciale con la Ue, il Canada offre prospettive interessanti per la manifattura italiana. Anche i marchi canadesi si fanno strada nel mercato europeo, con Canada Goose a capitanare il team.

 

Appena approvato a Strasburgo, l'accordo Ceta entrerà in vigore, su base provvisoria, il prossimo aprile, dopo il voto del parlamento canadese e dopo l'approvazione da parte dei parlamentari nazionali e regionali dei 28 stati membri.

 

«A pieno regime l'intesa - spiega Pasquale Bova, direttore di Ice Canada, nell'articolo pubblicato sul numero 4 di Fashion - porterebbe all'eliminazione o alla notevole riduzione dei dazi doganali, che al momento oscillano tra il 17% e il 19% per il comparto».

 

Una chance da non perdere dunque, per farsi strada in questo stato che conta una popolazione di poco più di 36 milioni di abitanti, con un elevato potere di spesa e un Pil cresciuto di circa l’1,5% nel 2016 (meno rispetto ai +2,5% di qualche anno fa, prima della caduta del prezzo del greggio).

 

«Il Canada - chiarisce Bova - importa abbigliamento, calzature e accessori per 14,9 miliardi di dollari canadesi. La maggioranza di questa cifra arriva da Cina, Bangladesh, Vietnam e Cambogia. Ma nel 2015 l’Italia è stato l’unico Paese europeo che ha esportato nell’area

più degli Stati Uniti, per un valore di circa 515 milioni di dollari canadesi. E si avvia a

diventare il primo, a giudicare dai risultati conteggiati al novembre 2016».

 

Di questi 515 milioni le calzature ne contano oltre 200. Seguono l’abbigliamento donna per volumi e quello maschile, più visibile a livello di notorietà e prestigio dei marchi. «Prodotti di livello alto - spiega Bova - venduti nelle catene leader come Holt Renfrew, Hudson’s Bay Co. e Harry Rosen (con Saks Fifth Avenue impegnato in un piano di aperture), nei monomarca delle griffe internazionali e in alcune insegne indipendenti nelle città più importanti: Toronto, Montreal, Vancouver e Calgary».

 

Anche i marchi canadesi si fanno largo nel mercato europeo. Canada Goose va avanti a ritmo di incrementi double digit. Nei primi nove mesi del 2016 il brand di piumini ha totalizzato utili pari a 45 milioni di dollari canadesi, il 26% in più rispetto a un anno prima mentre i ricavi dei nove mesi sono saliti del 42% a 353 milioni di dollari canadesi. L'ebitda è salito del 37% a 76 milioni. Intanto si parla del primo trimestre 2017 per l'avvio dell'Ipo del marchio.

 

Nel 2008 ha mosso i primi passi in Europa anche Nobis, altro riferimento nell’universo dei capi weatherproof, che oggi realizza il 12% del giro di affari nel Vecchio Continente, dove è alla ricerca di location per aperture temporary, in attesa di un flagship tra Milano, Stoccolma e la Francia.

 

L’outerwear infatti è un punto di forza per i produttori di questo Paese, dove l’inverno dura nove mesi e dove c’è bisogno di protezione dal freddo estremo. Non stupisce dunque che facciano parte dell’universo piumini due recentissime new entry, al debutto alla scorsa edizione di Pitti Uomo. Mackage, del duo Eran Elfassy ed Elisa Dahan, è già venduta nelle migliori boutique italiane come LuisaViaRoma, Vinicio, Eraldo e Duca D’Aosta, con la previsione di approdare in Europa con negozi monomarca, e Moose Knuckles (50 milioni di dollari Usa di turnover), che ha da poco inaugurato una struttura europea a Milano.

 

Intanto Richard Baker, alla guida di Hudson’s Bay Co.- il big retailer canadese da circa 9 miliardi di dollari canadesi, che ha da poco acquisito Saks Fifth Avenue, in attesa (forse) di mettere la mani su Neiman Marcus e Macy’s - non disdegna lo shopping in Europa. Nel Vecchio Continente ha già rilevato la catena tedesca Galeria Kaufhof e ora cerca ulteriori opportunità. A partire dall’Olanda, dove dalla prossima estate avvierà un piano di aperture, per un totale di 20 spazi, tra insegne Hudson’s Bay e Saks Off 5th.

 

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