Strategie

Stone Island da record: le vendite salgono a 105 milioni. +100% in cinque anni

Stone Island si appresta a chiudere il 2016 a quota 105 milioni, con un +20% sul 2015 e addirittura un +100% rispetto a cinque anni fa, quando il giro d'affari era di circa 51 milioni. «E sulla base degli ordini della primavera-estate 2017, in aumento del 30%, pensiamo di crescere a doppia cifra anche l'anno prossimo», sottolinea Carlo Rivetti, presidente e direttore creativo del marchio.

 

«Anche l'ebitda - precisa l'imprenditore - è in salita del 35% a 18 milioni. Avanziamo in tutte le aree geografiche: in Italia e in maniera ancora più consistente all’estero, specie in mercati come la Gran Bretagna (+57%), la Germania e l'Olanda.

 

Un'area sotto osservazione speciale sono gli Stati Uniti, dove Stone Island proprio l'anno scorso ha gettato le basi per il grande salto, attraverso gli opening di Los Angeles e New York.

 

«Anche negli States i numeri sono in progress, ma siamo ancora molto piccoli - prosegue il numero uno di Sportswear company -. D'altronde in questo momento quello che ci sta a cuore non sono i grandi volumi delle vendite, ma la riconoscibilità del marchio»

 

Il 2017, assicura Rivetti, sarà un anno di consolidamento. A dimostrazione della volontà di non voler forzare la crescita, l'azienda prevede una sola operazione retail l'anno prossimo: la relocation del temporary di Los Angeles in uno spazio definitivo, sempre su La Brea. «Sarà il nostro più grande punto vendita al mondo, oltre 500 metri quadrati», anticipa Rivetti.

 

«Anche il wholesale - sottolinea - ha registrato un ottimo andamento e continueremo a valorizzare questo canale anche se, grazie al fatto che ormai abbiamo 20 store diretti nel mondo, applicheremo una strategia sempre più selettiva».

 

Selettività è anche la parola d'ordine per le collaborazioni, che dopo quelle con Nike e Supreme saranno congelate per il 2017: «Sono stati progetti esaltanti, ma è tempo di pensare a qualcosa di nuovo. Ora le limited edition ce le faremo in casa, come abbiamo appena fatto con il lancio di Prototype research series».

 

«Questo sviluppo - conclude Rivetti - ci crea anche qualche problema. Stiamo cercando di far fronte alla piaga dei falsi e poi dobbiamo investire sull'aspetto produttivo. Abbiamo appena ampliato lo stabilimento di di Ravarino, ma ora che siamo arrivati a realizzare 1.350.000 capi all'anno siamo già quasi al limite. Vorrà dire che dovremmo potenziarci ancora».

 

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