TESSILE-MODA

Russia: nel 2014 l’export a -12,2%. «Ma il made in Italy mantiene il suo appeal»

Si è fatto il punto sulla situazione in Russia ieri (5 marzo), a margine della presentazione dei dati di preconsuntivo 2014 del tessile-moda da parte di Smi, alla luce del fatto che nei primi 11 mesi dell’anno le esportazioni verso il Paese sono calate del 12,2%.

 

Un dato che fa riflettere, considerato che la Russia si colloca al terzo posto fra le destinazioni di sbocco del fashion made in Italy, dopo Francia e Germania.

 

Dopo la crisi del 2009, le esportazioni di tessile-moda italiano erano progressivamente aumentate verso la nazione “cerniera” tra Europa e Asia. Nel 2013, in particolare, l’export aveva sfiorato il miliardo e mezzo di euro, segnando una crescita del 4,4% sull’anno precedente. Nel 2014 la secca battuta d’arresto, con il pesante -12,2%, da mettere in stretta correlazione con la crisi del rublo e lo sfavorevole tasso di cambio con l’euro.

 

Recentemente si è svolto a Mosca il più importante salone della moda nella regione, Cpm, con una compagine di 225 marchi italiani, coordinati da Emi - Ente Moda Italia. Una manifestazione che ha visto calare le collezioni in mostra da 1.600 a 1.100 circa in un anno, nonostante il dinamismo degli organizzatori e le numerose iniziative messe in campo. L’appuntamento per fortuna ha tenuto, confermando la sua validità.

 

«A parte il primo giorno di fiera (penalizzato dal fatto che nei giorni precedenti si è svolta la Festa dell'Uomo, molto importante nell'ex Urss, ndr), Cpm è andato meglio delle aspettative - commenta Gianfranco Di Natale, direttore generale di Sistema Moda Italia (Smi), che insieme al Centro di Firenze per la Moda dà vita a Emi -. Il temuto crollo di presenze non c'è stato. I buyer intervenuti, tra cui una delegazione di 80 retailer che abbiamo invitato alla manifestazione, hanno confermato i volumi di acquisto della precedente edizione e dimostrato che l'attenzione verso il prodotto italiano è sempre alta».

 

Ma la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. «Resta forte la preoccupazione sul rublo e, girando per le strade, si avvertono gli effetti di una "tempesta perfetta", ovviamente in negativo: sembra che ci siano più auto di lusso, ma in realtà è solo che sono sparite le macchine di media e piccola cilindrata» aggiunge Di Natale, che in base alla sua esperienza ipotizza che per la ripresa siano necessari due anni.

 

A tutto questo si aggiunge il fatto, sottolineato da Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia, che i clienti russi, prima di questa crisi, fossero davvero i compratori ideali, con pagamenti anticipati al 100%, «cosa che non succede da nessun'altra parte e che probabilmente non succederà più neanche nell'ex Unione Sovietica, vista la situazione».

 

Tuttavia, se è difficile pronosticare una ripartenza di questo mercato prima di un paio d’anni, le potenzialità a lungo termine rimangono intatte. Una slide presentata ieri da Smi stima che nel 2019 ci saranno in Russia 5,4 milioni di ricchi in più (individui con reddito pro capite di almeno 30mila dollari), con un tasso di sviluppo secondo solo a Cina, India, Stati Uniti, Brasile e Messico. E se si considera che i russi sono già nostri buoni clienti e grandi estimatori del made in Italy si comprendono le ragioni per continuare a investire su questo Paese. (nella foto, stand a Cpm)

 

 

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