Tracciabilità

Made in: stop al regolamento dalla Commissione Ue

Dopo sette anni di discussioni e un sì dal Parlamento europeo nell'ottobre 2010, la Commissione europea ha deciso di ritirare la proposta di regolamento sul "made in" obbligatorio per i prodotti entranti nell'Unione europea. Una decisione "irresponsabile" secondo il presidente di Smi Michele Tronconi.

 

Come emerge dalle agenzie, John Clancy, portavoce del commissario Ue al commercio Karel De Gucht, ha spiegato la decisione con l'impossibilità di raggiungere il necessario consenso da parte di un numero sufficiente di Stati membri. Sulla scelta di De Gucht ha inciso anche la constatazione che il regolamento avrebbe incontrato ''crescenti difficoltà'' a superare un eventuale esame di conformità con le norme del Wto sul commercio internazionale.

 

"Questa notizia - ha commentato Michele Tronconi di Smi - non poteva giungere in un momento meno opportuno, con l’industria del tessile e abbigliamento che fatica quotidianamente a uscire dalle secche della crisi economica e del declino dei consumi europei". "Spiace constatare - ha proseguito - come le istituzioni politiche, che dovrebbero essere vicine ai cittadini e alle imprese, abbiano invece deciso di voltarsi dall’altra parte, cancellando con un tratto di penna anni di faticose battaglie in nome della trasparenza, a beneficio di consumatori e imprese, italiani ed europei". "Mi chiedo dove fosse il Governo italiano quando si è trattato di opporsi allo stralcio del regolamento - ha conclusoTronoconi -. Perché non ha potuto, o non ha voluto, sostenere gli interessi di chi assicura posti di lavoro in Italia e in Ue, spesso a costo di grandi sacrifici? Se alla base c’è un disegno di politica economica che può fare a meno del manifatturiero, ci dicano in quali nuovi settori potranno trovare lavoro tutti quelli che lo perderanno nei comparti del made in Italy, a partire dal tessile-abbigliamento”.

 

"Con questa decisione la Commissione rinuncia a un elemento fondamentale per la trasparenza del mercato e l'informazione del consumatore", ha ribadito Lisa Ferrarini, presidente del comitato tecnico di Confindustria per la tutela del Made in Italy e la lotta alla contraffazione. "Resta un vuoto legislativo che sarà difficile colmare - ha concluso -. Ora cercheremo di capire se e come sarà possibile riprendere la battaglia, seppure consapevoli che il clima in Europa non è favorevole".

 

Preoccupata, l’onorevole Cristiana Muscardini, vicepresidente della Commissione Commercio Internazionale e relatrice per il regolamento del Made in ha affermato: "Da relatore contesto che la Commissione non abbia ritenuto, anche in via informale, di confrontarsi con il Parlamento". "Ritengo - ha proseguito - che abbia il diritto di modificare la proposta ma esprimo seri dubbi sul suo diritto di ritirarla tout cour dopo il voto praticamente unanime del Parlamento e che sia stato compiuto un vulnus al sistema democratico europeo e una grave mancanza di attenzione, in un momento di cosi grave crisi economica anche per l'aumento esponenziale delle merci contraffatte e illegali, all'esigenze di un mercato corretto". Muscardini intende quindi porre in essere tutte le iniziative possibili perché sia sanata la situazione e invita la Commissione a presentare una proposta alternativa e a risolvere il conflitto tra Stati produttori e quelli solo importatori.

 

stats