Tracciabilità

Un altro passo avanti per l'etichetta "made in", prevista anche per le merci europee

La Commissione europea ha presentato ieri a Bruxelles un pacchetto legislativo sulla sicurezza e la vigilanza dei prodotti non alimentari (quindi anche della moda) che prevede l'obbligatorietà dell'indicazione dell'origine per i prodotti sia extra-Ue, sia europei.

 

Nel caso in cui la provenienza di un bene sia comunitaria, i produttori saranno liberi di scrivere sull'etichetta "made in Europe" o di indicare il Paese europeo di fabbricazione. Nel caso di produzione al di fuori dell'Ue, andrà segnalata la nazione da cui proviene la merce o, in caso di lavorazioni in più aree, quella dove è stata compiuta la lavorazione principale e/o più significativa. Una volta approvata, la proposta di regolamento - nata su iniziativa dei commissari all'Industria e alla Salute, rispettivamente Antonio Tajani e Tonio Borg - sarà immediatamente applicabile (si stima che l'entrata in vigore avverrà nel 2015).

 

"Si tratta di un importante passo in avanti per rafforzare la protezione dei consumatori e la tracciabilità dei prodotti", commentano Cristiana Muscardini, Gianluca Susta e Niccolò Rinaldi, da anni impegnati nel Parlamento europeo a difesa del dossier "made in" (bloccato in ottobre dal Consiglio europeo).

 

"In questo contesto - continuano gli europarlamentari - apprezziamo particolarmente l'introduzione di una disposizione specifica sull'indicazione obbligatoria del Paese di origine valida sia per i prodotti Ue che per quelli extra-Ue. Auspichiamo con forza che tale proposta possa ricevere il sostegno convinto del Consiglio, oltreché del Parlamento Ue e crediamo che la stessa sia frutto anche della battaglia costante condotta da anni, proprio dal Parlamento europeo, a favore dell'informazione ai consumatori, della tracciabilità e della non discriminazione tra imprese europee e internazionali". 

 

Confindustria ha accolto con interesse l'iniziativa della Commissione. "La proposta originaria, in discussione dal 2005, era stata ritenuta potenzialmente discriminatoria dai recenti orientamenti del Wto - ricorda Lisa Ferrarini, presidente del comitato tecnico per la tutela del made in Italy nell'associazione degli industriali -. L'aggiunta, nella proposta, dei prodotti europei è un passo significativo. Valuteremo con attenzione l'iter e l'evolversi dei contenuti".

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