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Frena l'export di womenswear italiano

Nei primi 10 mesi del 2012 le esportazioni di womenswear nazionale hanno segnato un +2,5%, in netta decelerazione, se si pensa che nello stesso periodo del 2011 avevano messo a segno un +11,6%. È quanto emerge in una nota curata da Sistema Moda Italia.

 

I Paesi extra-Ue, che rappresentano poco più della metà degli acquirenti dell'abbigliamento femminile italiano (l'analisi comprende anche maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle), hanno contribuito alla crescita con un +7,6%, mentre l'Europa ha accusato un -2,3%.

 

Il primo mercato di riferimento, la Francia, ha contribuito alla flessione con un -1,9%, mentre il secondo, la Russia, ha registrato un +12,7%. La Germania, al terzo posto, ha mantenuto quasi invariata la sua quota (-0,4%). Performance positive negli Stati Uniti (+13%), che sono il quinto buyer di womenswear italiano, ma su tutte spicca la performance in Cina (+51%), 13esima nella lista stilata da Smi.

 

La Repubblica Popolare è anche il maggiore Paese da cui importiamo la moda donna, anche se il valore è sceso del 10,9%. Nella classifica dei primi 10 Paesi per valore di import si notano segni positivi solo per quanto riguarda Bangladesh, Germania, Spagna e Bulgaria. Da gennaio a ottobre 2012 le importazioni totali hanno accusato una flessione del 5,8%.

 

Da un'analisi delle esportazioni per linee di prodotto emerge che il vestiario esterno è aumentato del 2,2%, ma è la maglia il segmento salito di più (+3,6%). In frenata, con un +0,7%, le confezioni in pelle, mentre la camiceria è rimasta stabile (+0,2%).

 

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