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Industria italiana dei filati: calano fatturato e domanda estera

Dopo due anni di recuperi, i filati made in Italy perdono quota: il bilancio 2012 si chiude, in un'analisi di Sistema Moda Italia, con ricavi pari a 3,11 miliardi di euro, in calo del 7,8% rispetto al 2011. Nell'export, positive solo le proposte per aguglieria e quelle in lino.

 

Nell'anno le esportazioni sono scese del 6,8% a 929 milioni e le importazioni sono diminuite del 20% a 851 milioni. Per effetto di queste performance, il saldo commerciale è passato dal deficit di 71 milioni di euro del 2011 a un avanzo di 78 milioni. Nell'analisi per comparti emerge che i filati cardati in lana, seconda maggiore voce tra le esportazioni, hanno pressoché tenuto (-1,2%), mentre i pettinati (i più acquistati dall'estero in valore), hanno accusato un -6,8%. Sono scesi a doppia cifra i fili chimici/lana (-13%) e quelli in cotone (-17,5%), mentre business minori come le proposte per aguglieria (+12%) e quelle in lino (+20,7%) si sono mosse in controtendenza.

 

Il primo trimestre, secondo centro studi di Smi, prosegue il trend negativo: un'indagine congiunturale svolta su un campione di aziende associate (nalla foto, uno scatto aal'interno della Iafil) mostra una discesa superiore al 10% del fatturato per la filatura laniera e cotoniera. Le vendite all'estero segnano a loro volta un -9,9%. Nei tre mesi, Hong Kong resta la maggiore destinazione dei fili di lana e peli fini sia cardati che pettinati, ma registra rispettivamente un -13,3% e un -11,4%. La Germania è invece il maggiore importatore di filati italiani in cotone anche se in discesa (-6,8%). Nonostante il -15,5%, il maggiore buyer di fibre chimiche/lana è la Turchia.

 

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