Un'analisi di Confindustria e Prometeia

Bello e ben fatto: alto il potenziale inespresso per l'export nei mercati avanzati

Per il 2022 i mercati avanzati del globo potrebbero importare il 20% in più di prodotti del "bello e ben fatto" italiano, rispetto al 2016 (59 miliardi di euro). Ma si arriva anche a un +31%, nello scenario più ottimistico elaborato da Confindustria e Prometeia.

 

Contrariamente al passato, in questa edizione la ricerca (presentata oggi, 9 maggio, a Milano all'evento "Esportare la dolce vita"), si concentra più sulle economie avanzate che su quelle emergenti, perché si assiste a un miglioramento nello scenario, in termini di Pil e consumi, che amplia il raggio d'azione del bello e ben fatto nazionale (arredamento, alimentare, abbigliamento, calzature, gioielli e occhiali).

 

Tuttavia Licia Mattioli, vicepresidente per l'Internazionalizzazione di Confindustria, ha ricordato che le imprese italiane esportatrici sono pochissime: «214mila nei dati al 2015, per lo più di piccole dimensioni».

 

Uno dei mercati cui puntare sono gli Stati Uniti, al primo posto per attrattività di bello e ben fatto italiano, tra i 31 esaminati dal centro studi di Confindustria e il centro di ricerche Prometeia.

 

«Una sfida, in primis perché si tratta di un Paese protezionista» ha dichiarato Carlo Calenda, deluso per come si sono arenate le trattative per il TTIP, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico.

 

Il ministro ha affermato che la politica economica deve cominciare a lavorare sull'offerta, «rilanciando gli investimenti privati, con incentivi fiscali automatici per le imprese e lavorando sui fattori che frenano la crescita, come le strategie energetiche, al momento tutte sulle spalle delle imprese».

 

Secondo la ricerca di Confindustria e Prometeia, nel 2022 i Paesi avanzati arriveranno a importare 21 miliardi di euro di abbigliamento e tessile casa italiano: 4 miliardi in più rispetto al 2016 (+24% l'incremento cumulato).

 

Questo nello scenario conservativo, mantenendo costante la quota di mercato in ognuno dei territori che importano. Nell'ipotesi più rosea (se le realtà italiane replicassero le performance dei migliori concorrenti europei) i ricercatori stimano 6,3 miliardi di export in più. Le importazioni da parte degli States sono previste a 3,1 miliardi (vedi grafico). L'83% si concentrerà tra gli Stati di New York, New Jersey e California.

 

Per quanto riguarda le calzature, tra sei anni le esportazioni sono previste a 9 miliardi, vale a dire 1,8 miliardi in più sul 2016 (+26% l'incremento cumulato), che salgono a 2,5 miliardi nello scenario più ambizioso. L'import da parte degli Usa dovrebbe aumentare da 1,2 a 1,7 miliardi di euro.

 

Nell'ipotesi più cauta, l'export di oreficeria-gioielleria dovrebbe totalizzare 4,1 miliardi. 642 milioni in più sul 2016 (+18% la performance cumulata) ma si arriva a 5,4 miliardi nello scenario virtuoso. Gli Stati Uniti potrebbero contribuire con 799 milioni di euro di importazioni (+32% la crescita cumulata).

 

L'occhialeria italiana, che vanta già livelli di leadership nel mondo, potrebbe raggiungere i 3,3 miliardi di export, cioè 565 milioni in più rispetto al 2016 (+21%). Le vendite nei Paesi avanzati salgono di ulteriori 313 milioni nell'ipotesi più ottimistica. L'import dagli Usa dovrebbe crescere, da 915 milioni a 1,2 miliardi di euro.

 

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